sabato 28 dicembre 2013

Maurizio Cattelan

Pesce a fore:

Mi stai dicendo che non avevi una strategia? Però ti sei fatto persino la tua copertina su Flash Art

Maurizio Cattelan: 

Ragionavo sulle regole del sistema dell’arte ed era chiaro che non mi avrebbero dato una copertina, per cui tanto valeva che me la facessi io. Così mi sono auto-legittimato. Sono andato dallo stampatore di Giancarlo (Politi). Ho comprato mille copie ancora da rilegare… o non ricordo se le ho comprate dalla redazione. Insomma, a Ravenna mi sono fatto stampare la mia copertina (Strategie, 1990). Ho presentato le riviste in tre gallerie, perché bisognava farle vedere in più punti: Studio Oggetto a Milano, lo Studio Leonardi di Genova e la Neon di Bologna. Ho comprato la pubblicità non ricordo dove, ma il progetto era molto strutturato.




lunedì 23 dicembre 2013

L'arte contemporanea? A Cagliari è fisica e "immateriale".


L'arte contemporanea? A Cagliari è fisica e "immateriale"

"La città di Cagliari ha le potenzialità per reinventarsi a partire dai suoi spazi aperti e dal loro uso collettivo e pubblico. Stiamo investendo sulle infrastrutture, e allo stesso modo, sulla costruzione di politiche culturali incentrate sul coinvolgimento attivo delle comunità nei propri spazi di vita. Questa forma di inclusione avviene attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea che innestandosi sul tessuto locale recupera i fili di memorie che si credevano perse e produce nuove storie e nuovi spazi, contribuendo a una riscrittura continua del territorio. In questo senso la pratica artistica esce dai musei e dagli spazi convenzionali della cultura, per proiettarsi nel vivo dei tessuti abitati o da ri-abitare, con più umanità, realismo e sostenibilità. E lo stesso vale per tutto il territorio del Sud Sardegna per il quale Cagliari non è più confine ma porta di accesso. Stiamo portando avanti la partecipazione, la condivisione e tutte le azioni di trasformazione fisica e “immateriale” dei territori. Ci crediamo molto." Enrica Puggioni su ARTRIBUNE

Direttore stimato, riporto testualmente una dichiarazione di Enrica Puggioni, rilasciata nell'ambito di una intervista dove si glorificava la programmazione culturale ed artistica della città di Cagliari candidata a capitale europea della cultura nel 2019 (ormai di questa candidatura sono informati anche i pastori sardi, che insieme a cassintegrati e disoccupati di varia natura, mal figurano nel presepe di quest'ulteriore anno di crisi economica senza respiro nell'isola, questo è il link http://www.artribune.com/2013/12/capitali-europee-della-cultura-il-punto-su-cagliari/).

Le chiedo e mi chiedo, una carica istituzionale può ragionare di arte e territorio in questi termini estremamente ermetici? 
Si può raccontare di tutelare memorie perse e non battere un ciglio per la scomparsa di un murales di Sciola (irripetibile)? 
Parlare d'immaterialità e investire materialmente su artisti come Mimmo Paladino (?) che proprio legato alla memoria di Cagliari non è?
Come si può parlare di spazi non convenzionali e non battere un ciglio per il Rockbus Museum, dopo che il consigliere comunale Enrico Lobina ne aveva sollecitato direttamente l'acquisizione? 
Non stiamo rasentando il senso del ridicolo? 
La reale azione, il reale progetto a sostegno degli artisti che vivono il territorio, e che hanno sostenuto la giunta Zedda nel nome del cambiamento in campagna elettorale, dove è?
Non sarà che il vento del cambiamento politico generazionale, che l'isola ha avuto il piacere di vedere prima del cambiamento generazionale nazionale, confonde la programmazione culturale ed artistica di un territorio con una ben più sterile propaganda culturale ed artistica di un territorio ancora privo di reali contenuti identitari per quanto riguarda i linguaggi dell'arte contemporanea? 
Aggiungo: Non potrebbe essere che questo ritardo, riguardo ai linguaggi identitari dell'arte contemporanea isolana, non sia da addebitare agli artisti (che a mio avviso non hanno nulla da invidiare ad artisti di altre realtà) ma bensì a una classe dirigente politica incapace di comprenderli, sostenerli e tutelarli?
Dinanzi a tanti dubbi di una cosa sono certo, la Puggioni con il suo linguaggio e la sua specializzazione di settore, sembra prestare più attenzione all'editoria specializzata d'arte contemporanea che non alle reali problematiche sociali, culturali ed economiche degli artisti che abitano il suo territorio, o come al solito mi sbaglio?

Con affetto e stima,
Domenico "Mimmo" Di Caterino,


domenica 22 dicembre 2013

Un lettore di Gabriele Muccino ci spiega la web tax.

"Se questo post che un mio lettore mi ha inoltrato, corrisponde al vero, stiamo per assistere ad una censura dell'informazione via web in totale contraddizione con le norme della libera informazione vigente nei paesi occidentali e democratici.
Spero che qualcuno che ne sappia più di me possa verificare l'informazione e nel caso, tragico, confermarla". 

Gabriele Muccino

***

Buongiorno Gabriele,
come da te richiesto, inoltro dettagli più precisi riguardo l'argomento accennato su Facebook, riguardo una parte, oscura ai cittadini, della Web Tax.

Nel testo della famigerata legge Web Tax, oltre alla nota questione sull’apertura della partita IVA alle multinazionali, esiste un punto a mio avviso clamoroso, che non viene diffuso dai media. Usando una terminologia molto ampia viene fatto divieto di utilizzare, in su sito web, sia amatoriale che professionale, l’utilizzo anche di SEMPLICI LINK, indicizzazioni o citazioni parziali di contenuti giornalistici di ogni tipo, dagli articoli o spezzoni televisivi. Agcom ordinerà agli hosting provider o ai provider d'accesso internet rispettivamente di rimuovere il contenuto dai propri server o di oscurare il sito. La procedura durerà 35 giorni e l'ordine andrà eseguito in cinque giorni (i tempi scendono a dodici e tre giorni nei casi più gravi e urgenti). I provider rischiano fino a 250 mila euro se non ubbidiscono. Si dà inoltre compito ad Agcom (un nuovo potere), che si somma a quello sul diritto d'autore appena sancito con la nuova delibera, di stabilire il prezzario per questo utilizzo.

Si tratterebbe di un terremoto rispetto alla prassi attuale. Com'è noto, i motori di ricerca indicizzano tutto fino a prova contraria, senza chiedere autorizzazioni; editori o gestori di una qualsiasi pagina possono decidere di escludere le proprie pagine dall'indicizzazione. Youtube invece elimina in automatico o su segnalazione il materiale protetto da diritto d'autore di editori tv o altri soggetti.
La novità starebbe quindi nell'accordo preventivo e nell'obbligo di pagare gli editori per usare quei contenuti. È prevedibile che i motori di ricerca e altre piattaforme, piuttosto che pagare, reagiranno escludendo a priori tutti i siti giornalistici.
Non a caso dal 2014 aumenteranno, sempre in Italia, i prezzi degli smartphone e tablet.
Ora che anche i governatori italiano hanno capito che Internet è un mezzo di informazione molto potente, e forse pericoloso per loro, vogliono forse soffocarlo o censuralo come in Cina?
Dov’è finita la libertà di informazione, la democrazia?

Ci sono noti portali, come ad esempio Google News, che offrono una rassegna stampa aggiornata in tempo reale, che con dei semplici link o richiami portano il lettore a scegliersi la notizia che poi continuerà a leggere sul sito specifico della testata giornalistica. Queste piattaforme favoriscono un informazione pluralista, oltre a pubblicizzare le singole testate. Ora con questa legge assurda eliminerà uno stumento così utile?
Come potrebbe continuare ad esistere Internet senza i siti che collegano ad altri siti?

Grazie per l'attenzione,

Carlo




lunedì 16 dicembre 2013

Sergio Angeli per la Tavor Art Mobil.

Tavor Art Mobil nr.13

7 Settembre –  31 Dicembre 2014: Autunno – inverno al vento.

Pablo Echaurren (Premio ricerca pittorica Tavor Art Mobil 012)
Feat  Claudio Parentela, Sergio Angeli, Antonello Roggio, Cirillo Salvatore, Mario Pugliese, Mario Di Giulio, Giacomo Bresciani, Antonio Conte, Loredana Salzano e Ugo Giletta






       Sergio Angeli, "Macchina di sangue".

domenica 15 dicembre 2013

Gaia Vitozzi attacca Guido Cabib via social network, perché?



GALLERISTA TU MI PROPONI? IO TI ACCOLTELLO VIA FACEBOOK

Gaia Vitozzi è una artista napoletana, una delle tante che esibisce il titolo di "artista" anche perché passata per la programmazione di un gallerista di caratura e di spessore internazionale.
Il gallerista in questione è Guido Cabib, negli anni novanta gestiva la galleria d'arte contemporanea napoletana di  Piazza del Gesù  "THE- Theorical Event", spazio a cui molti artisti devono molto dal punto di vista formativo e informativo, negli anni novanta non esistevano i social network e se volevi conoscere il lavoro di un artista serviva un gallerista intelligente con una programmazione illuminata, i galleristi d'avanguardia avevano la responsabilità di formare attraverso la selezione dei lavori che proponevano gli artisti delle generazioni a venire nel territorio dove operavano.
Grazie alla sua programmazione e la sua dedizione Napoli impattava negli anni novanta con artisti come Damien Hirst, Nan Goldin, Cindy Sherman e Tracey Emin, si era a Londra.
Gudo è un gallerista molto particolare, ha sostenuto con la sua presenza sul campo gli ex lavoratori Rockwool e il loro Rockbus Museum a Campo Pisano ad Iglesias, li ha conosciuti ed è stato di fatto l'unico "addetto ai lavori" che si è schierato al fianco dei lavoratori in una lotta, che è stata nel tempo dei social network, anche di comunicazione mediatica interconnessa (il video di quel giorno  è a questo link http://youtu.be/5sFH4AlEMuE).
Perché questo preambolo?
 Guido Cabib  è principalmente un ricercatore di senso dei linguaggi dell'arte e questo lo rende non amato dagli artisti in cerca di mercato e dagli addetti ai lavori convenzionali.
Arriviamo al punto: via facebook, leggo un post di Gaia Vitozzi, il cui lavoro è stato promosso e proposto da Guido, scrive sulla sua bacheca questo post,  accompagnandolo da una foto del suo lavoro photoshoppato dove punta una lama verso il gallerista-infante raffigurato come un barbuto bambino, nella versione originale del quadro Gaia autoritratta accoltellava un peluche: 
"Caro Guido Cabib, facendo un giro di telefonate, vengo a sapere che il tuo presunto deposito romano, nel quale sostieni che la mia tela in sicurezza giaccia, non esiste più dal giorno in cui chiudesti, per ragioni che ormai tutti conoscono, la sede di Roma de Changing Role.
Ora io voglio sapere, dove cazzo sta il mio quadro?
Che fine ha fatto?
Lo hai venduto in silenzio come hai fatto con altri "artisti" e ti sei, sempre in silenzio, intascato i soldi?
Io ormai non ho più nulla da perdere e se quanto sospetto è vero di quei soldi intascati silenziosamente te n'e' accattà tutte mmericine!
Alle persone che leggeranno tale post le invito a condividerlo per diffondere sta schifezza, fetenzia, presa per il culo di fatto".
Traduco per i non napoletani "te n'e' accattà tutte mmericine!" vuol dire ti dovrai comprare tutti medicinali.
Ovviamente tutto il web qualunquista e populista condanna alla pubblica gogna il gallerista, io no, penso che il vero problema del sistema dell'arte contemporanea non siano i galleristi e sicuramente non i galleristi come Guido, il demone va cercato nell'ambizione e nella voglia di fama di artisti disposti a tutto pur di vedere riconosciuto il loro lavoro.
Tento di capire e chiedo a Gaia Vitozzi come sia andata e lei mi risponde così: 
"Correva l'anno 2009, partecipai a una collettiva curata da Massimo Sgroi, a fine mostra, consigliata dalla vice di Guido Cabib che alloggiava in galleria nella sede romana, lasciai una tela e una foto, a distanza di mesi tentai di comunicare con Guido, via e-mail, cellulare, mostre, volevo recuperare la tela, lui mi narrava di questo ipotetico deposito,  sono trascorsi quattro anni, dopo un giro di telefonate scopro che il deposito non esiste, penso che la tela l'abbia venduta per racimolare soldi, visto che dopo la mostra lui dichiarò bancarotta, questo è tutto. Scusa, non ho nulla da aggiungere  sono esausta".
La tela è quella pubblicata via facebook, con l'aggiunta del volto del gallerista al posto del peluche ovviamente.
Quello che mi chiedo e vi chiedo a questo punto è: in questo scenario di forte dissesto economico e sociale il ruolo di un artista lo si può ridurre a inseguire un gallerista dopo quattro anni per riavere indietro un quadro?
Se penso che io i quadri li ho sempre abbandonati e reagalati pur di non ridurmi a questo, rispetto il lavoro di Gaia Vitozzi, ma penso che in quest'epoca d'informazione diffusa e interconnessa il sistema dell'arte non ammette ignoranza.
Contatto anche Guido che mi risponde sull'argomento in questa maniera:
"sto procedendo alla denuncia, il suo quadretto è in un mio deposito a Roma, dove lei non si è peritata mai di venirlo a prendere. Non voglio dichiarare nulla per ora, vorrei andare a Roma filmare l'apertura del deposito prelevarla e postarlo su Facebook invitandola al ritiro pubblicamente con scuse e vergogna...".
Che cosa altro aggiungere, se non che gli artisti contemporanei sembrano impossibilitati a rappresentarsi socialmente e culturalmente se non attraverso una relazione, conflittuale o meno con il gallerista? Non per colpa dell'artista s'intende, il mercato ha educato a questo sistema e la professione dell'artista si difende come può.










mercoledì 4 dicembre 2013

Mauro Rizzo per la Tavor Art Mobil.


Tavor Art Mobil nr.12

4 Maggio-  6 Settembre 2014: Primavera – Estate in movimento.

Alfonso Siracusa (Segnalato dalla critica Tavor Art Mobil 012)
Feat Mauro Rizzo, Ale Antonucci, Itto, Nicola Cabras, Fabrizio Vargiolu, Stinglius Carcal, Antonio Murgia, Donatella Sechi, Enig Russo, Cinzia Mastropaolo, Lino Bansky e Filippè Eè

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domenica 1 dicembre 2013

Io, tu, Enrico Lobina, Radio X e la capitale della cultura che non c'è....


Cagliari capitale europea del prodotto artistico che arriva da altrove?

Direttore,
scrivo perché la settimana scorsa sono stato invitato, con la mia compagna di arte e di vita Barbara Ardau ed il consigliere comunale Enrico Lobina a Radio X, per discutere d’arte e contemporaneità e nello specifico delle sorti del Rockbus Museum, di cui si è abbondantemente trattato nel suo quotidiano.
Il consigliere comunale Enrico Lobina, ha difatti scritto una lettera (alla quale non ha ancora avuto risposta) al sindaco di Cagliari Massimo Zedda, dove gli chiede di fare sì che Cagliari acquisisca il bus Museo simbolo della lotta degli ex lavoratori Rockwool e degli artisti che si sono schierati al loro fianco con il loro lavoro e la loro professionalità.
Mi risulta che non ci siano state risposte da parte sua;  per questo motivo mi chiedo  ma Cagliari per che cosa si sta candidando? 
Per essere una capitale estetica della cultura priva di contenuto identitario, storico e memonico alcuno?
Leggo nel programma di Cagliari capitale europea della cultura si prevede dal 2016 al 2019 la presenza a Cagliari e provincia (compreso il complesso ex minerario Sulcis che è proprio quello dello scenario della vertenza Rockwool e del Rockbus Museum) di ben quaranta musei d’arte contemporanea o Biennali e fiere d’arte debitamente proposte da istituzioni culturali ed espositive (non sarde) per indicare giovani talenti per la formazione e produzione sarda (?).
Adesso quello che le chiedo è questo che cosa vuole dire?
Tacitamente si sottintende che le istituzioni che si occupano d’arte nell’isola siano meno preparate di chi arriva da quell’altrove che scremando non è altro che il solito nido di mercato?
Trovo paradossale che si continui a navigare culturalmente e artisticamente in un’unica direzione fatta di opportunismi e ipocrisie; Mimmo Paladino alla Galleria Comunale, il murales di Sciola cancellato, l’appello di Lobina e il Rockbus ignorato e  tappetini rossi stesi alle istituzioni (non radicate nel territorio) al fine di legittimare il proprio buon governo della cultura, senza scommettere su nulla che non appartenga alla propria memoria e alla propria storia contemporanea recente, su cui grava il carico e la responsabilità dell'amministratore, chi se non lui ne è lo scrivente?

sabato 30 novembre 2013

Quando la politica s'interessa di arte e territorio: Enrico Lobina.

Benvenuti a Cagliari
Benvenuti a Nootempo Sardinia Kombo Live Set – primo appuntamento della Sardinia indie factory

Cagliari è Sardegna – voi siete Sardegna – cagliari è vostra – prendetela, amatela, cambiatela

Abbiamo bisogno di musica indipendente? Abbiamo bisogno di autoproduzione?

Cosa vogliamo per la Sardegna? Vogliamo Marco Carta, vogliamo Valerio Scanu?

O vogliamo Bentesoi, Quilo SaRazza, Gangalistics, Mustayonis Project?

Oggi è sul palco la scena artistica indipendente sarda. Il primo Party della Factory sarda.

Ed io sono qua con Tavor Mobile, la Tavor Mobile project, il progetto del duo artistico Ardau- di Caterino

Cosa fanno Barbara Ardau e Mimmo di Caterino? forti dell’esperienza del Rockbus Museum (Museum of Contemporary Public & Social Art), il museo di arte e lotta di Campo Pisano, a Iglesias, dei lavoratori della Rockwool,
Barbara e Mimmo propongono un ciclo di sei mostre bimestrali nell’abitacolo della propria automobile, dunque quotidianamente itineranti.

Loro mi hanno portato dentro il mondo dell’arte, delle gallerie, ,di Flash Art, del rapporto malato tra artista e gallerista, tra artista e mercato.

Siamo passati per la ex-Q di Sassari, ed oggi siamo qua a parlare di musica indipendente, di autoproduzione, di libertà

Cos’hanno in comune? Cosa abbiamo in comune?

Abbiamo la voglia di praticare un sistema in cui gli artisti, in una rete di relazioni tra artisti, decide autonomamente cosa fare del proprio lavoro e del proprio prodotto. Come e se spenderlo, come e se divulgarlo, come e se commercializzarlo.

L’autoproduzione è questo, ed è lo stesso che si fa qua, ora

Ed è lo stesso che si fa, anche in Sardegna, in altre realtà

Vogliamo rafforzare le potenzialità sociali contro la chiusura individualistica, vogliamo scambiare liberamente senza specularci, vogliamo dare una vita ed un futuro agli artisti, e a tutti gli esseri umani, per avere noi una vita

Perché un politico? Perché un politico qua?

Domani, a pochi metri da qua, chiederemo a gran voce che si dia seguito ai risultati di un referendum. Che dice una cosa semplice: l’acqua non può essere date a singoli che la usino per scopi personali.
Abbiamo vinto, ma non abbiamo vinto. Perché c’è la politica in mezzo. C’è sempre la politica in mezzo.

Non facciamoci ingannare: l’anti-politica è contro il popolo e gli interessi popolari. L’unico modo attraverso il quale le lavoratrici, i lavoratori, le pensionate, i pensionati, i disoccupati, gli studenti, possono migliorare collettivamente la loro condizione di vita è la politica.
Se non vi è politica, vince l’economia, l’economia neoliberista, una nuova religione, e nell’economia liberista è il più debole che perde sempre.
E non facciamoci ingannare dai titoli di giornale o dai telegiornali. Non esistono governi tecnici, e questo governo, il governo Monti, è tutto politico: ha il preciso compito di attuare, e lo sta facendo, la terribile lettera della Banca Centrale Europea (BCE) del luglio 2011.

E cosa significa tutto questo nella colonia Sardegna? Significa umiliazioni e povertà, con alcuni nostri conterranei, servi dei servi, che per essere ricchi e soddisfare le proprie perversioni opprimono un popolo

Un politico qua serve a dire questo, e a dirvi: capiamo qual è il quartier generale, e bombardiamolo. Con tutta la nostra forza, sacrificio, con tutte le nostre idee. Per costruirne uno nuovo, basato sulle idee di Barbara Ardau, di Mimmo Di Caterino e degli artisti liberi, autoprodotti e autodeterminati

W L’AUTOPRODUZIONE, W LA TAVOR MOBILE, W LA FRATELLANZA TRA GLI ARTISTI E TUTTI NOI. BUONA SERATA


Enrico Lobina

sabato 23 novembre 2013

Marco Lavagetto? Un artista da rimuovere!

Ricapitoliamo un poco di Storia dell'arte contemporanea, di quella scomoda, di quella omessa dai media specializzati e dagli addetti ai lavori.

Nel 2001, attraverso la rubrica "Lettere al Direttore", un finto Oliviero Toscani, attraverso email finte (oggi si direbbe profili fake), dopo una intensa e carica corrispondenza con Giancarlo Politi, il Direttore di Flash Art, la rivista d'arte contemporanea più credibile e attendibile d'Europa, riesce a farsi invitare come curatore alla Biennale di Tirana.

Il fake Oliviero Toscani per l'occasione creò a tavolini quattro sottofake, comprese di produzione e percorso artistico, profili creati attraverso la ricampionatura di materiale accessibile e disponibile su un web che all'epoca era ancora una terra di frontiera da esplorare (era il tempo dove il cyberattivismo passava per Indymedia e non via facebook per intenderci), scrisse il finto Toscani anche un testo critico sostenendone il lavoro dal punto di vista teorico, sociale e culturale.

I quattro artisti erano la nigeriana Bola Ecua (che attraverso il suo lavoro denunciava le brutture e le nefandezze politiche, economiche e culturali della sua terra); l'arabo Hamid Picardo (portavoce di Osama Bin Laden nel sistema dell'arte contemporanea); l'italiano Carmelo Gavotta edicolante di Cuneo e lo slavo pedofilo Dimitry Bioy.

i quattro artisti taroccati sono stati esposti regolarmente alla Biennale di Tirana, lo stesso catalogo della Biennale e i relativi gadget e manifesti sono stati progettati e ideati dal finto Oliviero Toscani, scaricando qui e li materiale sottoculturale liberamente prelevato dal web e elevato a forma d'arte attraverso il nome e la monografia degli artisti creati a tavolino dal finto curatore e fotografo.

La truffa è stata smascherata dopo l'inaugurazione della mostra, quando Politi pensa bene d'invitare il vero Toscani, inviandogli il catalogo dell'evento, il vero Toscani ignaro di tutto querelò il finto Toscani e lo stesso politi; Kostaby invoco l'intervento della C.I.A. e del F.B.I. e la notizia fece rapidamente il giro del globo.

Dopo diverse ricerche, il responsabile della beffa venne individuato, si trattava dell'artista Marco Lavagetto.

Non so come sia andato il procedimento penale Toscani-Lavagetto, quello che so è che i finti artisti creati da Lavagetto nel mio immaginario artistico e collettivo hanno continuato a vivere, anche se Lavagetto uno l'ha fatto morire ed è Dimitri Bioy.

Lavagetto è a conoscenza della stima che nutro nei suoi confronti, pochi artisti sanno navigare controcorrente con la forza e il coraggio di raccontare con il loro lavoro la pochezza di contenuti di questo sistema dell'arte globalizzato, per questo mi ha consentito di acquisire frammenti di quel lavoro e di quella ricerca-indagine sui limiti del sistema dell'arte, ovviamente entusiasta lavoro nel quotidiano per divulgare un lavoro e una ricerca scomoda, che tutti sembrano avere dimenticato, al punto che scopro che qualcuno tra i miei contatti che non conosce (o conosce troppo bene) la storia di Marco Lavagetto, ha pensato bene di segnalare una fotografia dove mostro il lavoro di Dimitri Bioy, tutto giusto, sacro e legittimo, l'arte può offendere sensibilità e coscienze e non sempre elevarle, ma con tutto quello che accade nel sistema dell'arte (spesso a carico del contribuente o di chi vorrebbe ma non può) possibile che tredici anni dopo avere mostrato il futuro ed essere arrivato a rivelare il presente, il lavoro di Marco Lavagetto, privo della giusta protezione (che come Oliviero Toscani aveva trovato), susciti ancora così tanta indignazione? Quanta ipocrisia diffusa c'è tra gli addetti ai lavori dell'arte contemporanea?




Domenico “Mimmo” Di Caterino:
Marco, il tuo nome è naturalmente associato all'operazione "di adescamento" che ti vedeva coinvolto nell'operazione dell'organizzazione della prima Biennale di Tirana organizzata da Flash Art e Giancarlo Politi nel 2001, curata di fatto da te o meglio da un finto Oliviero Toscani che poi si è scoperto essere te, come è nata questa operazione è stata progettata?
Marco Lavagetto: Un anno fa preparai un testo sulla storia di Tirana per il mio catalogo. Le interviste non mi piacciono, mi ricorda sempre quell'intervista su Rolling Stone mai pubblicata per paura di querele. Ma sulla vicenda della Biennale di Tirana, il primo giornale che ne parlò fu “Amica”. Andato in Marocco per rivedere un amico, conobbi Michele Ciavarella, caporedattore della rivista citata e ne rimase affascinato a tal punto che pubblicò quella notizia in anteprima, nei primi di ottobre. Poi, “Carta” di Pablo Echaurren, “L'Espresso”, Arte di Mondadori, una rivista coreana e altre riviste d'arte.

Mimmo: 
Il tuo primo contatto tra te e Politi è stato a firma Oliviero Toscani?

Marco Lavagetto: 
Prima dell’operazione su Tirana, spedii a Politi un messaggio firmandomi Marta Bellano. Ci cascò e ci fu un momento che progettai il look della mia ennesima personalità, parrucca, pelliccia e collane incluse, per presentarmi lì, in Via Farini.

Domenico “Mimmo”Di Caterino:
Certo, che della tua operazione artistica se ne sia parlato moltissimo e che abbia fatto il giro del mondo è un fatto, a dirla tutto io penso che sia stata l'operazione artistica più importante di questo secolo, ha il merito di avere evidenziato tutte le degenerazioni di un sistema che antepone il prodotto sotto forma di provocazione al processo, dobbiamo però anche ragionare sul perché tale azione sia stata anche omessa e dimenticata in tempo reale, perché? Come te lo spieghi, o meglio come lo spieghiamo a chi cerca di comprendere i motivi della tua omissione attraverso questa intervista?

Marco Lavagetto: Ci sono cose riguardanti la biennale albanese che erano fantasmi e adesso risorgono: il sito pirata Tiranax cancellato; il libro non disponibile, "il Complotto di Tirana", edizioni DeriveApprodi con un prezzo assurdo (150 euro); il testo in inglese pubblicato sul sito e-flux firmato da un improbabile Francesco Bon amì. Per non dimenticare il Politi che, lapidario, mi chiuse la porta in faccia, definendomi il "becchino dell'arte"…, ma questa definizione è perfetta! Io sono stato il becchino che ha introdotto violentemente, il nuovo millennio costruendo una bara virtuale dell'arte contemporanea…
Mimmo:
Nel dicembre del duemila, spedisti un'e-mail a Giancarlo Politi, presentandoti come Oliviero Toscani. Intuivi che stavi tramando la prima opera d'arte criminale del nuovo millennio?
ML:
Quando inizi un'opera senza un progetto, ti senti libero di esprimerti senza pensare alle conseguenze e da un piccolo movimento delle ali di una farfalla, si crea un terremoto: funziona sempre così, anche nell'arte. Si era entrati in una nuova epoca piena di foschi presagi e meditando sulla sporcizia che c'era in giro, scelsi di mettermi in gioco usando internet. Volevo farmi sentire senza farmi vedere e sfruttai la clandestinità, che si adattava alla mia mente camaloentica, costruendo, giorno per giorno, passaggi tra il mondo reale al mondo della finzione. Usai tutte le mie piccole conoscenze per bollire a fuoco lento l'arte contemporanea, governata da critici deficienti con artisti noiosi e strapagati. Se avessi esposto un quadretto del Lavagetto in una galleria a New York e se una collezionista me lo avesse comprato, non mi avrebbe dato quella soddisfazione che provai. Sapevo già che, prima o poi, sarei stato scoperto: l'arte senza rischio è priva di tensione. Questa è stata la prima operazione chirurgica-artistica che mi ha fatto capire quanto sia debole il sistema immunitario dell'arte. Se fossi nato nel Mondo Duplex, sarei già diventato famoso! In quel mondo cubico si può fare di tutto e i vigili ti fanno la multa perché non hai sporcato un muro, cose che sulla terra non si possono fare. Per tornare al nocciolo della questione, conoscevo Politi solo dalle sue lettere irritanti pubblicate sul suo giornale, un uomo che poteva accettare la sfida senza abbassare la guardia. Tornando alla questione del battito d'ali di una farfalla, la cosa che mi fece premere il grilletto, fu la classica hit parade dei cento artisti su Flash Art pubblicata nel 1999: io ero l'ultimo della lista ed il penultimo era Oliviero Toscani. Così, colsi l'attimo fuggente e cambiai identità usando un nome famoso e conosciuto solo per le sue continue provocazioni. Con quello specchietto per le allodole ero sicuro che potevo manovrare di nascosto il settore debole dell'arte “per vedere l'effetto che fa”, come cantava il cinico Jannacci. Poi fu fondamentale l'ingenuità e, perché no, la ignorante resistenza del Politi che contribuì in toto a costruire un'opera senza dimensioni e incatalogabile.
Mimmo:
Ma Politi non ha mai avuto un sospetto, un minimo dubbio, che stava scrivendo a Oliviero Toscani?
ML:
Giancarlo era sicurissimo che, tutti i santi giorni, scriveva al “vero” Toscani. Nell'arte c'è sempre qualcuno che accetta il ruolo della vittima per aumentare il valore aggiunto... Politi ha partecipato casualmente ed io volontariamente. Lui si era immedesimato a tal punto che battezzò, i Fantastici quattro artisti di Toscani, sul suo giornalaccio con un titolo grottesco, “Saranno famosi".
Mimmo:
In nove mesi sei riuscito a partorire con facilità e con giubilo, le tue mostruose creature. Lo avevi già fatto in passato?
ML:
Nei primi anni Ottanta, avevo ideato un'Enciclopedia illustrata delle arti normali (Eian) con nomi di artisti fittizi, ma non potei pubblicarla perché non avevo i soldi e non avevo il permesso di usare immagini tratte da un libro per ragazzi. Per farti un esempio, usai il nome di Achille Bonito Oliva, storpiandolo come Avion Bolito spa. Usavo sempre pseudonimi: Aldo Samuele, Toni Kupì, Oreste Vitale, Santo Colella, Lorenzo Quadro, Tito Mussoni e mi fermo qua per non annoiarti. Non trascurando che pubblicai nel 1984 su Panda's Over, un articolo Sulle false arti con artisti inesistenti. In quel tempo, non conoscevo Borges ma sarà stato il suo meme potente che si era già infilato nella mia mente. Arrivando al 2001, anno importante per cambiamenti storici, mi resi conto che avevo in mano una bomba, come quella scatoletta di cartone ticchettante che esposi nella Galleria Kaiman per il G8 nel 2001 di Genova. Avevo un ordigno mediatico pronto per esplodere in faccia a quelli che guardavano solo programmi infarciti di commozioni pilotate, politicanti sempre in tv, con Vittorio Sgarbi onnipresente e gli opinionisti di bella presenza per dare un messaggio (?). Anche Sgarbi ne parlò su Il Giornale, citando la brutta figura che fece Giancarlo Politi, “invitando artisti inesistenti proposti da un finto Oliviero Toscani”. In quel momento, pregno di significanti e significati, avevo solo voglia di farmi una bella cagata in santa pace. E io la feci! una cagata assoluta, una situazione che coinvolse tante persone – giornalisti, critici d'arte, avvocati, puttane, clandestini e carabinieri – ribaltando completamente il concetto dell'arte. Vomitai quattro biechi personaggi votati all'attualità del secondo millennio quali il terrorismo, la pedofilia, la pornografia, il voyerismo, la guerra, la violenza e la religione.
Mimmo:
Ho letto il libro autoprodotto Il Complotto di Tirana e ho notato che, in alcuni punti, mancano i nomi e le corrispondenze sono state cancellate. A mio parere, sembra un “opera collettiva”. Come hai fatto a spedire quelle opere da Marrakesh, Gainsville, Lagos e da Moiola?
ML:
Sicuramente! Avevo un team di collaboratori e amici che contribuirono in ombra a celebrare questa opera barbarica. Ora non me la sento di fare nomi perché non mi va di essere di nuovo querelato. Se vai su Wikipedia e cerchi “Il Complotto di Tirana”, trovi anche il mio nome. Un anno fa, su quella pagina, sembrava una operazione senza appartenenza e senza esiti. Adesso qualcuno – un ignoto wikipediano – ha avuto il coraggio di citarmi. Non so chi sia e non voglio saperlo.
Mimmo:
C'è stato qualche momento in cui ti sei sentito di mollare il colpo?
ML:
Se abortivo, non sarebbe mai nata questa creatura. Io ero il dottore e decisi di continuare fino alla fine. L’arte, se si può chiamare arte, continua a sopravvivere grazie agli imbecilli che c'hanno creduto, come Giancarlo. Il Politi giudicò “immagini estremamente interessanti, a detta anche di altre persone esperte, opere straordinarie, richieste da altri galleristi”... Sì, persone esperte dei catarri nel mondo opaco dell’arte contemporanea.
Mimmo:
Esistono ancora i tuoi artisti?
ML:
Sì, ma non sempre. Vorrei aprire uno spazio per la Biennale di Bolzaneto. Se fosse vivo Vitelli, lo inviterei a suonare il suo violoncello presentando, musicalmente, i miei e i suoi cospiratori artisti.
MIMMO:
Per te cosa significa l'identità e come ti rapporti, concettualmente, con un'opera d'arte?
ML:
Per fare un esempio paradossale, Isidore Ducasse - che era stato uno dei primi situazionisti – scriveva: ”Scavare una fossa, spesso, sorpassa le forze della natura ”. E la performance di Bola Ecua, Funeral in Chinguetti, ne è stata la prova.
MIMMO:
Su cosa stai lavorando adesso?

ML:
I miei ultimi lavori, sono basati sugli incidenti funebri ma vorrei anche citare una frase esponenziale del Quaderno verde di Jusep Torres Campalans, perfetta per l'epilogo: “Mutare sempre la verità in menzogna perché non cessi di essere verità”. Concludendo, dovrei per forza “creare pietre”- come mi ha consigliato l'artista sopra citato - per lanciarle sulle vetrine illuminate delle gallerie d'arte, istigando sempre a delinquere.

Marco Lavagetto in galleria con un suo collaboratore.

mercoledì 20 novembre 2013

Complimenti a pagamento | P-Ars 2013

COMPLIMENTI A PAGAMENTO
Andrea P-Ars Roccioletti & Enrico Miceli, 2013.

Il campo di gioco di questa performance è il social network Facebook.
L’idea iniziale prende forma da un post di Enrico Miceli:
“Ma se vi faccio un complimento al giorno me le date 50 euro a settimana?”
Dunque la performance pone in essere questa richiesta paradossale:
essere pagati per fare complimenti.
Vuole portare l’attenzione sul concetto di “apprezzamento” sul social network FB.
Sulla presenza di un pulsante “like”, ma sull’assenza del suo contrario.
Dunque sul fatto che il non-apprezzamento si converta in silenzio.
Inoltre, pone di fronte allo spettatore della performance la questione:
i complimenti/apprezzamenti possono essere disinteressati oppure interessati;
materia di scambio, oppure dono. Pagati, più o meno nascostamente.
Inoltre, allo spettatore viene palesato un apprezzamento da valutare:
per la verità contenuta, soggettiva oppure oggettiva,
e se sminuita o meno dal fatto che viene espressa dietro ad un compenso.
Come si dimostrava apprezzamento nell’era pre-facebook?
I meccanismi più o meno inconsci di “scambio” del passato
sono stati travasati anche in questa realtà? Con quali modalità?
Oppure ve ne sono di totalmente inediti?

Complimenti a pagamento - le fotografie dei post

ALFONSO SIRACUSA: LaLocomotiva Magazine | MILANOBlogdedicato agli a...

ALFONSO SIRACUSA:
LaLocomotiva Magazine | MILANOBlogdedicato agli a...
: La Locomotiva Magazine | MILANO Blog dedicato agli artisti impegnati in un'arte di denuncia e critica sociale. Alfonso Siracu...

martedì 19 novembre 2013

Introduzione ad "Oltre il sistema dell'arte", quando e se uscirà, di Iskra Iskra.

"Domenico Mimmo di Caterino è quell’artista ed intellettuale che ha precisato un fatto.
Il fatto è che negli anni ottanta dipingessero centinaia e migliaia di artisti e non solo le tre c: Cucchi, Clemente, Chia.
Vanno aggiunti Paladino e forse De Maria.
La transavanguardia della mia giovinezza, a cui abdico.
La teoria dell’importante critico Achille Bonito Oliva lui precisa non volesse dire pittura espressionista ne solo pittura.
Una giustizia non è stata resa e sono stato ossequioso ma per Bonito Oliva la pittura con la citazione era ready made, preso fatto.
Un dimenticare a memoria.
Io penso al concetto Junghiano di “criptomnesia”lo stesso Nietsche in così parlò Zaratustra scrive: Scendemmo in un isola infestata da conigli.
Erano le stesse parole di un romanzo popolare.
Quindi il grande Nietsche mise sulla sua pagina spesso breve aforismatica quelle parole che aveva letto in precedenza.
L’artista senza saperlo è un ladro.
La memoria ed il nascondimento.
Cosa ha detto Roland Barthes sul testo sull’entrarvi dentro ci ha fatto vedere in modo diverso quelli che in letteratura chiamiamo classici.
Un esempio l’uso che i cosiddetti operaisti fanno di Marx, entrando nei suoi testi in modo incredibile dal dentro di questi importanti concetti di Marx e riattivandoli non trattando mai Marx come cane morto ridotto a classico mummificato.
Bonito Oliva è andato a scuola di Roland Barthes? 
No a suo modo la transavanguardia è una teoria tutta sua.
Il manierismo estremizzato e spinto alla fine di una visione ottimistico progressiva dovrebbe incontrare il concetto hard di Fukuyama di fine della storia.
Bonito Oliva ha detto altro vuole che al concetto di invenzione venga sostituito il concetto di citazione e che l’artista in qualche modo impotente ed incapace di trasformare il reale che non gli piace si rifugi nel passato e lo riprogetti.
L’artista Pontormo manierista che annota cosa mangia e non esce di casa, un arte apolitica che non ci piace che segnò il riflusso ideologico prodotto dalle persecuzioni ed arresti da parte dello stato.
Gli operaisti sono in disaccordo con altre parole la fine della storia ed il post moderno sono uno stato d’animo di chi è soggetto al concetto primaditutto psichiatrico del dejavù, falso riconoscimento malattia che porta a credere di aver già vissuto un momento o aver già incontrato qualcuno, ripeto falso riconoscimento dejavù, che per squisitezza filosofica riporto con le parole di Paolo Virno la realtà si scinde in realtà ricordata e realtà percepita la realtà ricordata ha il sopravvento sulla realtà percepità, cosa ricordiamo il nostro falso riconoscimento è nel linguaggio unica dimensione che non sapremmo situare in un prima preciso e che ci trascende.
Il grande filosofo del linguaggio fa l’esempio dei soggetti affetti da questa patologia e delle disfunzioni proprie della patologia.
In rete trovate a nome di Virno la lezione che io ho maltrattato.
La mania di riferimento altro concetto psichiatrico che vorremmo che Virno trattasse sempre in rete dove c’è un accesso più diretto e pubblico.
Bonito Oliva su questo piano va portato.
Vogliamo la rivoluzione in questo paese vogliamo Marx sulle nostre bandiere e non la madonna come misero quelli di Solidarnosch.
La classe lavoratrice che è sistematicamente sfruttata, chi lotta e lavora fa la storia ed è erede della filosofia e diventa protagonista.
Bisogna scendere in strada accanto alle masse che lottano allora anche Pontormo esce di casa".

Introduzione ad "Oltre il sistema dell'arte", quando e se uscirà, di Iskra Iskra.

Mimmo Di Caterino vs Bonito Oliva