venerdì 31 maggio 2013

Mario Pugliese per la Tavor Art Mobil


Tavor Art Mobil nr.13

7 Settembre –  31 Dicembre 2014:

Pablo Echaurren (Premio ricerca pittorica Tavor Art Mobil 012)
Feat Antonello Roggio, Mario Pugliese e Ugo Giletta

In automobile: Michele Mereu e Chiara Schirru
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giovedì 30 maggio 2013

Muri parlanti? A Cagliari parte subito la polemica...





Andrea P-Ars Roccioletti e Filippè Eè per la Tavor Art Mobil


a - se mostro solo il disegno e non la macchina che l'ha disegnato? E' un inganno lecito?
b - può dirsi che lo scopo dell'installazione sia proprio questo: condurre a scoprire il meccanismo?
c - la casualità del disegno evoca impressioni nell'osservatore. Dunque si legittima nel risultato?
d - siamo noi stessi (artisti in primis) macchine che si credono libere di epressione?
e - i motori usati per l'installazione provengono da soprammobili cinesi, uccelli meccanici...
f - …dunque è leggibile un discorso di riuso creativo di un oggetto "commerciale" effimero…
g - …peraltro prodotto in una catena di montaggio, affollata di operai sottopagati in lizza tra di loro
g - la serialità è un tema già visto, ma che oggi si ripresenta sotto mentite spoglie…
h - se costruisco una macchina che disegna, i disegni della macchina comunque sono "miei"?
i - l'installazione reagisce al passaggio del pubblico, iniziando a disegnare tramite sensore collegato
l - dunque, è la presenza dell'osservatore che la mette "al lavoro"
m - l'arte oggi si può presentare solo in forma di escamotage…
m2 - …perché il pubblico può essere solo raggiunto così, disabituato all'osservare?
m3 - …perché l'artista non può più prescindere da transmedia che recitano il mantra del "creativi tutti"?
m4 - …oppure l'evoluzione dell'arte poteva prendere un'altra strada, e restare "impermeabile"?


Andrea P-Ars Roccioletti




Filippè Eè

mercoledì 29 maggio 2013

Tavor Art Mobil: Dead Drops a Cagliari


Dead Drops, è uno dei tre progetti che proporremo alla città durante Leggendo Metropoliano.
Installeremo nel quartiere di Castello 8 chiavi USB, ognuna delle quali sarà dedicata ad un particolare tipo di legame e conterrà del materiale ad esso relativo. Gli otto temi scelti sono: la follia, il dolore, l’identità, la passione, la cittadinanza, il corpo, l’empatia, il potere.
Abbiamo coinvolto cinque artisti, a loro il ruolo di dare una forma originale e creativa alle installazioni.
Dead Drops è una rete di scambio dati tra utenti, in modalità offline e tramite la tecnologia filesharing "peer to peer" (P2P), che avviene negli spazi pubblici. Nasce dall’idea di un artista berlinese che la realizza per la prima volta a New York City nel 2010.
In occasione del festival Leggendo Metropolitano verranno installate nel quartiere di Castello 8 chiavi USB, ognuna delle quali sarà dedicata ad un particolare tipo di legame e conterrà del materiale ad esso relativo. Gli otto temi scelti sono: la follia, il dolore, l’identità, la passione, la cittadinanza, il corpo, l’empatia, il potere.
Abbiamo coinvolto cinque artisti, a loro il ruolo di dare una forma originale e creativa alle installazioni. Si tratta di Barbara Ardau e Mimmo Di Caterino (Tavor Art Mobil), Matteo Campulla (Movimento Oscurantista), Marco Porcedda (Hiç çop yok), Matteo Tauriello (Freom)

#UrbanCenterCagliariPerLeggendoMetropolitano / Progetto: Dead Drop


Ugo Giletta per la Tavor Art Mobil.


Tavor Art Mobil nr.13

7 Settembre –  31 Dicembre 2014:

Pablo Echaurren (Premio ricerca pittorica Tavor Art Mobil 012)
Feat Antonello Roggio e Ugo Giletta

In automobile: Michele Mereu e Chiara Schirru
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"Una scatola chiusa. Come una camera oscura priva del foro stenopeico. Mi piacerebbe che il foro mancante possa essere metaforicamente rappresentato da voi , dopo averla aperta. Nella camera oscura la luce, attraverso il foro, fa si che l'immagine si riproduca capovolta. Mi piacerebbe ancora che la vostra analisi potesse essere la messa a fuoco dell'immagine reale del sistema dell'arte attuale basandovi/ci su questo semplice gioco. Consideriamo che il rosso rappresenti l'artista, il verde la galleria, il giallo il critico o curatore e il blu il museo e/o il collezionista. Io non conosco cosa succederà nella scatola durante il viaggio, lo posso immaginare. L'opera-zione avrà termine all'apertura della scatola, poi fotografata all'interno per essere messa a confronto dell'immagine prima del viaggio. A presto! Ciao". Ugo Giletta

Arte è linguaggio? Vedere o non vedere?

Arte è linguaggio? Vedere o non vedere?

L'idea di una qualsiasi cultura comunitaria e identitaria priva d'immagini è qualcosa contro la Storia e l'esperienza.
Non esistono culture realmente prive di immagini figurative, e ammesso che possano essercene, quando le consideriamo, dobbiamo chiederci:

"Quale è la reale distinzione tra figurativo e non figurativo o ornamentale?"

Il realismo e la sua rappresentazione non è figlio dell'imitazione, dell'illusione o dell'informazione, ma di un indottrinamento linguistico.
Un manufatto artistico può rappresentare qualsiasi cosa; è un sistema di rappresentazione su un piano di correlazione; la rappresentazione è una scelta, la correttezza è una faccenda d'informazione e il realismo non è altro che una questione di abitudine a vedere (o non vedere).

martedì 28 maggio 2013

PETER P.IPPA HA VOGLIA DI SPARARE...

IL BUON PETER SEMPRE ALLA RICERCA DELL' ISOLA CHE NON C'E' DELL' ARTE , FACEVA LA SUA VITA . LAVORANDO NEL SUO STUDIO COME UN MONACO 'GALEOTTO' IN ATTESA DI SENTIRSI DI NUOVO VIVO E ATTIVO, AMMUCCHIANDO MATERIALE PER LE FUTURE PERFORMANCE DAL VIVO, QUANDO DI TANTO IN TANTO SI COLEGA AL PC ED ENTRA NELLA RETE, GIA '  LA RETE DEI TRUFFATORI D'ARTE E QUANT'ALTRO SI OFFRA AI SUOI OCCHI, UNA MOLTITUDINE DI PERSONAGGI CHE SPACCIANO LA LORO STESSA ESISTENZA PER QUALCOSA DI INNOMINABILMENTE VILE, IN NOME DI QUESTA O QUELL'ALTRA SUPER ESPOSIZIONE TI CHIEDONO SOLDI PER ESPORRE IN TUTTO IL CAZZO DI PIANETA, FIERE ECC,ECC, CHIEDONO I SOLDI A PETER APPENA USCITO DI GALERA PER RAPINA CAZZO NON SI RENDONO CONTO CHE NON PAGHERA' MAI IN DENARO PIUTTOSTO SI UNIRA' AD UNA NUOVA BANDA E DARA' LA CACCIA A QUESTI QUATTRO STRONZI CHE GLI SCRIVONO MAIL DEL CAZZO,SENZA SAPERE CHE EGLI E' PRONTO A BRUCIARE OGNI COSA IN NOME DELLA DIGNITA' DI UOMO , IN FONDO IL BUON PETER E' ' SOLO UN UMILE SERVITORE,  IN FONDO ANCHE ITTO OGAMI LO ERA.....      .....A PETER E' VENUTA VOGLIA DI SPARARE....E CHIEDERE IL PIZZO AI TIZIO E CAIO SUPER PROMOTER I LORO NOMI SONO SULLA SUA LISTA NERA COMUNQUE PETER E' NATO PER SERVIRE E NON VUOLE ESSERE SERVITO E PER QUESTO E' PRONTO A SPARARE, GLI E' VENUTA VOGLIA....

Distrazioni creative di Annamaria Testa


Quando scrivo, una tazza di caffè è l’ideale. Quindi, di solito, a un certo punto mollo il computer e vado a mettere la caffettiera sul fuoco. Otto volte su dieci me ne dimentico. Risultato: di norma pessimi avanzi di caffè strabollito, qualche volta caffettiera andata arrosto e da buttar via.
È successo anche oggi: ho rimediato con un tè (bruciare il bollitore è più difficile) e mi sono consolata ricordando che creatività e distrazione spesso vanno d’accordo. Ma, ovviamente, non basta carbonizzare caffettiere per attribuirsi una patente di creatività.
In realtà, quando diciamo “distrazione” dovremmo specificare: quanta, quando, rispetto a cosa? Ci sono almeno tre modi di essere distratti (e creativi).

Il primo è catturare suggestioni potenzialmente creative. Il secondo, lo svolgere compiti creativi. Il terzo, il cercare soluzioni creative a un problema.
1) Distratti perché permeabili. Come racconta Wired, una bassa capacità di filtrare gli stimoli ambientali prima che raggiungano le soglie della percezione (basso livello di inibizione latente), e dunque l’attitudine a lasciarsi distrarre da qualsiasi cosa capiti intorno, sembra essere connessa, oltre che con alcune severe patologie psichiatriche, con potenzialità creative maggiori. Nel secondo caso, però, l’individuo non si sente “sovrastato” dagli stimoli.
Anche l’apertura mentale (il tratto di personalità che, tra big five, risulta il più predittivo per la capacità creativa) si accompagna alla propensione a recepire un maggior numero di stimoli. Più suggestioni si accolgono, maggiore è la possibilità che si verifichi un cortocircuito creativo tra elementi in apparenza estranei.
2) Distratti perché intenti in un compito. Proverbiale la distrazione di Albert Einstein. Uno che perde le chiavi di casa il giorno del suo matrimonio. Che sbaglia a fare i conti della spesa. Che spesso, come lui stesso dice, è “così immerso nel suo lavoro da dimenticarsi di pranzare”.
Ma, appunto: Einstein è distratto nei confronti di quanto considera poco o per niente rilevante e, più che di distrazione, forse è meglio parlare di attenzione selettiva. D’altra parte, Einstein è uno che, come racconta un breve, delizioso post di Sylvie Coyaud, si rifiuta di portare i calzini, perfino quando va alla Casa Bianca, perché tanto “l’alluce finisce sempre per farci un buco”. Irrilevanti, anche quelli.
3) Distratti per pausa. Ne parla Psychology Today: è dimostrato che la capacità di risolvere creativamente problemi migliora se, tra il momento in cui il problema viene posto e quello in cui bisogna risolverlo, c’è una pausa in cui si svolge un compito insignificante e automatico. Attenzione: non una pausa in cui non si fa nulla o in cui ci si dedica a qualcosa di impegnativo.
Mentre si è blandamente impegnati (guidare l’auto per strade tranquille, pelare le patate, farsi una doccia, camminare) la mente sembra più libera di attivare il pensiero analogico, tipicodell’incubazione che produce soluzioni creative. La cosa funziona, però, a patto che le coordinate del problema siano state chiarite e approfondite in precedenza.
È quanto accade a Henri Poincaré, che risolve un complesso problema matematico così: “Arrivati a Coutances prendemmo un omnibus per non so quale passeggiata. Nel momento in cui mettevo piede sul predellino, mi venne in mente, senza che nulla nei miei pensieri precedenti sembrasse avermi preparato, che le trasformazioni che avevo usato per definire le funzioni fuchsiane erano identiche a quelle della geometria non euclidea. Non controllai, non ne avrei avuto il tempo, perché appena salito sull’omnibus ripresi la conversazione iniziata, ma ne ebbi immediatamente la perfetta certezza”.
Se avete un problema, vi capita di prendere il tram e oplà, trovate una soluzione, vi suggerisco però di segnarvela da qualche parte. A volte le intuizioni volano via, veloci come sono venute.

Annamaria Testa
Si occupa di creatività e comunicazione. Insegna alla Bocconi di Milano. Ha scritto La trama lucente (Rizzoli 2010). Cura il sitoNuovo e utile, teorie e pratiche della creatività.
Annamaria Testa 

domenica 26 maggio 2013

Nexus: un sistema in sette nodi.

Nexus è il progetto di Barbara Ardau per i 25 anni dell'Accademia di Belle Arti di Sassari, l'idea è quella di definire e rendere visivamente un sistema attraverso sette nodi.Marco Lavagetto, storica la sua partecipazione alla Biennale di Tirana del 2001 di Giancarlo Politi e Flash Art, da quel momento il sistema dell'arte Italia è cambiato.

Giancarlo Politi, il Direttore di "Flash Art" e "Flash Art international", la prima rivista d'arte contemporanea specializzata in Europa.

Domenico "Mimmo" Di Caterino; artista(?) attivista nei Centri Sociali Officina 99 e il Laboratorio Okkupato S.K.A. di Napoli alla fine del secolo novecento; portavoce e ideologo del "Mario Pesce a Fore" una posse di artisti nata nel 1997 presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, che sequestrava con passamontagna e pistole giocattolo luoghi, personaggi e istituzioni del sistema dell'arte; collaboratore di Flash Art e Giancarlo Politi nel 2006 prima di essere dallo stesso diffidato legalmente; diffidato da Massimiliano Tonelli e la redazione di ExibArt nel 2005; diffidato dall'Accademia di Belle Arti nella figura di qualche suo Maestro nel 2001 e nel 2004; allontanato dal portale d'arte EquilibriArte nel 2007; diffidato da un tale con una galleria fantasma di cui non riportiamo il nome per non fargli pubblicità che tentava di privatizzare culturalmente un presidio di ex operai in lotta per il lavoro nel 2011; diffidato da una serie di personaggi fantoccio e intrallazzatori vari dell'anomalo sistema dell'arte isolano che tentavano di speculare sul progetto virale "Santa Barbara Project"; "bannato" on line da una serie di rinomati e qualificati "addetti ai lavori" di cui riportiamo solo qualche nome perché sarebbe impossibile ricordarli ed elencarli tutti: Valentina Tanni, Luca Beatrice, Angela Vettese, Sandro Chia, Luca Rossi, Alfonso Artiaco, Barbara Martusciello e tanti altri...

Luca Lo Coco, artista attivista Palermitano, nel 2007 apre un doppio portale sulla discussione di senso e di ricerca dell'arte contemporanea, www.ashartonline.it e www.ashartonline.com; chiusi sotto provvedimento cautelare del tribunale di Palermo.

Il progetto Santa Barbara, nato dall'incontro nel 2006, della coppia di artisti Barbara Ardau e Domenico Mimmo Di Caterino, la coppia di artisti allora in clandestinità teorizzava un sistema virale dove gli artisti sommersi e scartati di produzione riuscissero a fare rete e altro sistema autodeterminandosi attraverso una figura di una santa patrona di riferimento.
Il Rockbus Museum, il Museo di lotta degli ex operai Rockwool, momento di conflitto ideologico con certi operatori, che in nome dei loro introiti privati a carico del pubblico, tentavano di privatizzare una lotta reale per il lavoro nella provincia più povera d'Italia, tentando d'imporre una programmazione artistico curatoriale a un momento di lotta reale e solidale pubblico, aperto e  condiviso che non si poteva privatizzare.
"Altro sistema dell'arte", edito nel 2012 da booksprint edizioni, è il testo che teorizza la possibilità di rappresentare un altro sistema dell'arte, manifesto non dichiarato dell'esperimento del duo di artisti Ardau-Di Caterino della Tavor Art Mobil, in rete con una serie di artisti disposti a fare laboratorio di ricerca virale, aperto e condiviso.








Autoritratto difettoso della domenica

silent version
http://www.matteocampulla.com

Chent'annos, venticinque anni dell'AA.BB. di Sassari


OGGETTO: CHENT’ANNOS – VENTICINQUE ANNI DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI SASSARI

Il lavoro che presento per il venticinquennale dell’Accademia di Belle Arti di Sassari è una serie di 116 disegni; 116 disegni che vogliono augurare CHENT’ANNOS e più all’Accademia di Belle Arti di Sassari e all’istruzione artistica che sappiamo con quanta eroica, mitica e mitologica difficoltà dispendi e diffondi il piacere della ricerca e della trasmissione del segno e del gesto artistico in tempi in cui questo sembra essere negato in nome dell'omologazione e della riproduzione digitale bidimensionale.
Inoltre, da ex studente terribile dell’Accademia di Belle Arti, ho interpretato l’invito anche come una verifica d'esame, mi sono immaginato studente (ed eternamente lo sono e lo sarò) che presenta una sua cartella di disegni per fare il punto sul suo linguaggio, sul suo segno e sul suo gesto, un flash-back formativo per ri-formarsi.
Ovviamente non tutti e 116 disegni saranno “messi al muro”, al muro potranno esserci 1, 3, 5, 8, 13 disegni; non so, fai tu, simbolicamente potrebbe essercene anche solo uno e nella maniera più povera e umile possibile; gli altri disegni saranno poggiati su un ripiano davanti ai disegni o al disegno al muro  saranno liberamente prelevabili dal pubblico che potrà farne quello che ritiene più opportuno; ignorarli, prenderli e portarseli  a casa, sfogliarli, calpestarli, stracciarli, buttarli o custodirli.
Quello che m’interessa, in quanto libero ricercatore di un linguaggio artistico e docente che si occupa di trasmettere il senso e l’altro senso della didattica laboratoriale dell’arte applicata, è che l’arte e il suo linguaggio, non vengano imposti in maniera retorica e culturalmente forzata allo spettatore, ma che cerchi una interazione, un dialogo, uno scambio linguistico che sia fondato sulla voglia di comprensione reciproca, altrimenti non c’è arte destinata a radicarsi simbolicamente e intimamente in una comunità e in grado di determinarne l’identità.

Con affetto e stima,
Domenico “Mimmo” Di Caterino






giovedì 23 maggio 2013

Nexus: 25 anni dell'Accademia di Belle Arti di Sassari

"Nexus", il progetto di Barbara Ardau per i 25 anni dell'Accademia di Belle Arti di Sassari, il Nexus è una teoria scientifico-matematica per la quale l'interconnessione tra sette persone basti a costituire e rappresentare un sistema.

Nexus:
Marco Lavagetto - Luca Lo Coco - Giancarlo Politi - Domenico Mimmo Di Caterino - Ex Operai Rockwool - Santa Barbara - Altro sistema dell'arte



Andrea P-Ars Roccioletti, Antonio Murgia e Filippè Eè








2014

Tavor Art Mobil nr.11

 5 Gennaio – 3 Maggio 2014:

Movimento Oscurantista  (Vincitori del premio della critica Tavor Art Mobil 012)  feat Accademia Nomade (Geremia Renzi, Andrea P-Ars Roccioletti e Lucia Rosarno) e Luciano Gerolamo Gerini

In automobile Quilo
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Tavor Art Mobil nr.12

4 Maggio-  6 Settembre 2014:

Alfonso Siracusa (Segnalato dalla critica Tavor Art Mobil 012)
feat Itto, Antonio Murgia e Filippè Eè


In automobile Claudia Aru



martedì 21 maggio 2013

Profanata? Io direi consacrata please

Arte profanata? Mai più consacrata

Direttore, al solito leggo con molto interesse le notizie sulle ultime tendenze d’arte contemporanea sull’isola e apprendo con sgomento di un Museo d’arte contemporanea a Calasetta, che dovrebbe “abbattere ogni cliché e convenzione”, ma come è possibile abbattere ogni cliché e convenzione nascondendosi dietro l’etichetta Museo?
Si promette l’esotica avventura in un luogo “della profanazione dell’arte” quando tutto il programma curatoriale rimanda a una estetica del comportamento performance di vita figlia degli anni sessanta-settanta, fondata sull’estetica del processo non in antitesi con il prodotto, ma fatta essa stessa prodotto.
Questa idea del museo a cielo aperto, tra l’altro, rispetto a una idea performativa figlia dell’arte comportamentale, della body art e della land art, appare provinciale, non sorprende, la si raduna in un posto etichettato Museo dove la si va deliberatamente a incontrare in quanto arte.
Siamo onesti, come si fa a sfuggire ai cliché, con un curatore come Stefano Rabolli, Pansera, che un artista non è, ma ha un portfolio da addetto ai lavori che più convenzionale non si può?
Workshop in Corea e a Berlino, curatore per due anni alla Biennale di Venezia e Laurea presso l’Architettural Associaton di Londra; insomma a dirla tutta penso che questo Macc e la sua galleria mangia barche, siano destinati a rimanere negli intenti, un rifugio radical chic per pochi e spauriti impavidi turisti dell’arte contemporanea in cerca di qualcosa dal gusto apparentemente diverso ma in realtà piatto, omologato e privo di reali specificità semantiche (eccezion fatta per la location).

Con stima, Mimmo Di Caterino, Capoterra

lunedì 20 maggio 2013

Luciano G.Gerini per la Tavor Art Mobil


2014

 5 Gennaio – 3 Maggio 2014:

Movimento Oscurantista  (Vincitori del premio della critica Tavor Art Mobil 012)  feat Accademia Nomade (Geremia Renzi e Lucia Rosarno) e Luciano Gerolamo Gerini

In automobile Quilo


Luciano G.Gerini "ART FOR FREE, ART FOREVER: Video on paper (scan the Qr)"



sabato 18 maggio 2013

A cosa serve il Man di Nuoro?


A cosa serve il MAN?

Direttore, 
scrivo perché continuo a trovare inconsistente la programmazione del Man di Nuoro,
serviva un toscano come Lorenzo Giusti per fare eseguire un murales a Crisa?
Ma poi, tecnicamente quelli di Crisa sono murales? Tra il graffitismo e il muralismo c'è uno spazio storico non da poco, non si possono comparare Rivera e Orozco con Haring e Basquiat.
 Crisa ha un merito in una realtà come Cagliari, quella di avere convinto giovanissime generazioni di writer e artisti che basti la ripetizione ossessiva e compulsiva del segno per fare  street art e questo ha alimentato il proliferare di segni, sogni e confronti urbani, ma è anche vero che da qualche anno la qualità del confronto tra gli street artisti cagliaritani sembra essersi di parecchio abbassata, non dico che in tempo di crisi economica globale e di carestia e fame isolana e isolata si dovessero fare arrivare al Man di Nuoro Bansky e Obey, e non è detto che non lo si possa fare, ma anche nell'isola il nuovo avanza pur non avendo il merito di avere attirato l'attenzione dei media nazionali per motivi di bipolarismo mediatico prima e politico dopo.
Vogliamo parlare di Italo Antico? Presentarlo senza un supporto e un confronto di artisti e linguaggi che in quegli stessi anni si ponevano le sue stesse problematiche e interrogativi quanto lo rende didatticamente e artisticamente fruibile e comprensibile dalle nuove generazioni?
   Uno spazio dell'autorevolezza del Man di Nuoro non può fermarsi a lavori di artisti iper presenti sul territorio che si possono contemplare a ogni angolo di strada (il troppo storpia) e/o presentare artisti concettualmente complessi in solitudine, così si rischia non di promuovere la cultura e la ricerca artistica sarda ma di contribuire ad ammazzarla e debellarla, non si può fare di un pubblico Museo uno spazio barricato e culturalmente isolato, bisogna lavorare per farne un forum di scontro e/o di confronto, anche senza mezze misure, ma con adeguati filtri di comprensione per un pubblico sempre più socialmente interconnesso e aperto.

Con affetto e sperando di non avere offeso nessuno, Mimmo Di Caterino, Capoterra.

mercoledì 15 maggio 2013

Damien Hirst pensa e fa notizia

Se il tuo lavoro è bello, la gente lo compra. Quando facevo i quadri puntinati, o anche altre cose, pensavo sempre, se li lascio per strada, per quanto tempo ci rimarranno? Ci sarà qualcuno che passa e se li porta a casa? È un metodo molto efficace per capire quanto vale. Se lasci qualcosa in strada, te ne vai e quando torni non c’è più, vuol dire che è bella. E se riesci a capire questo concetto, ti stupirai di vedere quanto la gente sia disposta a pagare per averla. L’importante è fare dell’arte che sopravviva. 
(Damien Hirst)


Leggo questa dichiarazione di Hirst sulla pagina facebook di Andrea Sterpa( un amico artista) non posso non pensare che nel caso di Hirst quello che fa notizia è semplicemente un pensiero, mentre nel mio caso effettivamente l'azione è stata compiuta (dal 1997 al 2011) ho praticamente disperso tutta la mia produzione napoletana, abbandonando e regalando lavori, un poco per scopo autopromozionale, un poco per capirne il reale valore e un poco per capire se in una città senza mercato vi era reale interesse a relazionarsi a linguaggi artistici non imposti e indotti dal libero mercato privato. 
Oggi ancora produco, firmo a quattro mani con mia moglie (compagna di arte e di vita) e quando e se vendo lo faccio a prezzi sostenibili (un disegno 50 per 70 in Sardegna lo vendo a due euro).
 Non dimenticherò mai le reazioni di amici (artisti presunti e miseri) che dicevano che tale operazione non andava fatta e che era contro producente, ma trovavo magico vedere senza filtro alcuno le reazioni e le azioni che la mia ricerca suscitava, era un mio diffuso, interattivo e performatico museo a cielo aperto, non so quanti come Damien Hirst, oltre che a pensarlo, abbiano la reale forza di farlo, di mettersi in piazza, di consegnarsi alla gogna pubblica e affrontare gli effetti collaterali del loro lavoro e della loro esperienza  linguistico pittorica.


Artista abusivo a P.zza Bellini  . - WOODNS"Pittura abbandomata a Napoli " 2006-2012 ed eseguita tra il 1994 e il 2011" - WOODNS


If your work is good, people will buy it. When I was doing the paintings dotted, or even other things, I always thought, if I leave them on the street, how long it will stay? There will be someone who goes and takes them home? It is a very effective method to figure out what it's worth. If you leave something in the street, you go and when you come back no more, it means it is beautiful. And if you can understand this concept, you will be amazed to see how much people are willing to pay for it. The important thing is to make art that survives.
(Damien Hirst)

I read this statement from Hirst on the facebook page of Andrea Sterpa (an artist friend) I can not but think that in the case of Hirst's what makes news is just a thought, but actually in my case the action was done (1997-2011 ) I basically lost all my Neapolitan production, abandoning and giving work a little for self-promotional purposes, a little to understand the real value and a little to see if in a town without a market there was real interest in relating to artistic languages ​​do not set induced by the free market and private.
Today again I produce, I sign for four hands with my wife (girlfriend of art and life), and when I do it and if I sell at affordable prices (a design 50 for 70 in Sardinia sell it to two Euros).
  I will never forget the reactions of friends (artists and alleged poor) who said that this operation should not be done and that it was counter-productive, but I found some magical to see unfiltered reactions and actions that aroused my research, I was a widespread, performatico interactive and open-air museum, I do not know how many such as Damien Hirst, as well as to think, to have the real power to do so, get in the square, to give themselves up to the public pillory and deal with the side effects of their work and their experience language painting.