sabato 28 dicembre 2013

Maurizio Cattelan

Pesce a fore:

Mi stai dicendo che non avevi una strategia? Però ti sei fatto persino la tua copertina su Flash Art

Maurizio Cattelan: 

Ragionavo sulle regole del sistema dell’arte ed era chiaro che non mi avrebbero dato una copertina, per cui tanto valeva che me la facessi io. Così mi sono auto-legittimato. Sono andato dallo stampatore di Giancarlo (Politi). Ho comprato mille copie ancora da rilegare… o non ricordo se le ho comprate dalla redazione. Insomma, a Ravenna mi sono fatto stampare la mia copertina (Strategie, 1990). Ho presentato le riviste in tre gallerie, perché bisognava farle vedere in più punti: Studio Oggetto a Milano, lo Studio Leonardi di Genova e la Neon di Bologna. Ho comprato la pubblicità non ricordo dove, ma il progetto era molto strutturato.




lunedì 23 dicembre 2013

L'arte contemporanea? A Cagliari è fisica e "immateriale".


L'arte contemporanea? A Cagliari è fisica e "immateriale"

"La città di Cagliari ha le potenzialità per reinventarsi a partire dai suoi spazi aperti e dal loro uso collettivo e pubblico. Stiamo investendo sulle infrastrutture, e allo stesso modo, sulla costruzione di politiche culturali incentrate sul coinvolgimento attivo delle comunità nei propri spazi di vita. Questa forma di inclusione avviene attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea che innestandosi sul tessuto locale recupera i fili di memorie che si credevano perse e produce nuove storie e nuovi spazi, contribuendo a una riscrittura continua del territorio. In questo senso la pratica artistica esce dai musei e dagli spazi convenzionali della cultura, per proiettarsi nel vivo dei tessuti abitati o da ri-abitare, con più umanità, realismo e sostenibilità. E lo stesso vale per tutto il territorio del Sud Sardegna per il quale Cagliari non è più confine ma porta di accesso. Stiamo portando avanti la partecipazione, la condivisione e tutte le azioni di trasformazione fisica e “immateriale” dei territori. Ci crediamo molto." Enrica Puggioni su ARTRIBUNE

Direttore stimato, riporto testualmente una dichiarazione di Enrica Puggioni, rilasciata nell'ambito di una intervista dove si glorificava la programmazione culturale ed artistica della città di Cagliari candidata a capitale europea della cultura nel 2019 (ormai di questa candidatura sono informati anche i pastori sardi, che insieme a cassintegrati e disoccupati di varia natura, mal figurano nel presepe di quest'ulteriore anno di crisi economica senza respiro nell'isola, questo è il link http://www.artribune.com/2013/12/capitali-europee-della-cultura-il-punto-su-cagliari/).

Le chiedo e mi chiedo, una carica istituzionale può ragionare di arte e territorio in questi termini estremamente ermetici? 
Si può raccontare di tutelare memorie perse e non battere un ciglio per la scomparsa di un murales di Sciola (irripetibile)? 
Parlare d'immaterialità e investire materialmente su artisti come Mimmo Paladino (?) che proprio legato alla memoria di Cagliari non è?
Come si può parlare di spazi non convenzionali e non battere un ciglio per il Rockbus Museum, dopo che il consigliere comunale Enrico Lobina ne aveva sollecitato direttamente l'acquisizione? 
Non stiamo rasentando il senso del ridicolo? 
La reale azione, il reale progetto a sostegno degli artisti che vivono il territorio, e che hanno sostenuto la giunta Zedda nel nome del cambiamento in campagna elettorale, dove è?
Non sarà che il vento del cambiamento politico generazionale, che l'isola ha avuto il piacere di vedere prima del cambiamento generazionale nazionale, confonde la programmazione culturale ed artistica di un territorio con una ben più sterile propaganda culturale ed artistica di un territorio ancora privo di reali contenuti identitari per quanto riguarda i linguaggi dell'arte contemporanea? 
Aggiungo: Non potrebbe essere che questo ritardo, riguardo ai linguaggi identitari dell'arte contemporanea isolana, non sia da addebitare agli artisti (che a mio avviso non hanno nulla da invidiare ad artisti di altre realtà) ma bensì a una classe dirigente politica incapace di comprenderli, sostenerli e tutelarli?
Dinanzi a tanti dubbi di una cosa sono certo, la Puggioni con il suo linguaggio e la sua specializzazione di settore, sembra prestare più attenzione all'editoria specializzata d'arte contemporanea che non alle reali problematiche sociali, culturali ed economiche degli artisti che abitano il suo territorio, o come al solito mi sbaglio?

Con affetto e stima,
Domenico "Mimmo" Di Caterino,


domenica 22 dicembre 2013

Un lettore di Gabriele Muccino ci spiega la web tax.

"Se questo post che un mio lettore mi ha inoltrato, corrisponde al vero, stiamo per assistere ad una censura dell'informazione via web in totale contraddizione con le norme della libera informazione vigente nei paesi occidentali e democratici.
Spero che qualcuno che ne sappia più di me possa verificare l'informazione e nel caso, tragico, confermarla". 

Gabriele Muccino

***

Buongiorno Gabriele,
come da te richiesto, inoltro dettagli più precisi riguardo l'argomento accennato su Facebook, riguardo una parte, oscura ai cittadini, della Web Tax.

Nel testo della famigerata legge Web Tax, oltre alla nota questione sull’apertura della partita IVA alle multinazionali, esiste un punto a mio avviso clamoroso, che non viene diffuso dai media. Usando una terminologia molto ampia viene fatto divieto di utilizzare, in su sito web, sia amatoriale che professionale, l’utilizzo anche di SEMPLICI LINK, indicizzazioni o citazioni parziali di contenuti giornalistici di ogni tipo, dagli articoli o spezzoni televisivi. Agcom ordinerà agli hosting provider o ai provider d'accesso internet rispettivamente di rimuovere il contenuto dai propri server o di oscurare il sito. La procedura durerà 35 giorni e l'ordine andrà eseguito in cinque giorni (i tempi scendono a dodici e tre giorni nei casi più gravi e urgenti). I provider rischiano fino a 250 mila euro se non ubbidiscono. Si dà inoltre compito ad Agcom (un nuovo potere), che si somma a quello sul diritto d'autore appena sancito con la nuova delibera, di stabilire il prezzario per questo utilizzo.

Si tratterebbe di un terremoto rispetto alla prassi attuale. Com'è noto, i motori di ricerca indicizzano tutto fino a prova contraria, senza chiedere autorizzazioni; editori o gestori di una qualsiasi pagina possono decidere di escludere le proprie pagine dall'indicizzazione. Youtube invece elimina in automatico o su segnalazione il materiale protetto da diritto d'autore di editori tv o altri soggetti.
La novità starebbe quindi nell'accordo preventivo e nell'obbligo di pagare gli editori per usare quei contenuti. È prevedibile che i motori di ricerca e altre piattaforme, piuttosto che pagare, reagiranno escludendo a priori tutti i siti giornalistici.
Non a caso dal 2014 aumenteranno, sempre in Italia, i prezzi degli smartphone e tablet.
Ora che anche i governatori italiano hanno capito che Internet è un mezzo di informazione molto potente, e forse pericoloso per loro, vogliono forse soffocarlo o censuralo come in Cina?
Dov’è finita la libertà di informazione, la democrazia?

Ci sono noti portali, come ad esempio Google News, che offrono una rassegna stampa aggiornata in tempo reale, che con dei semplici link o richiami portano il lettore a scegliersi la notizia che poi continuerà a leggere sul sito specifico della testata giornalistica. Queste piattaforme favoriscono un informazione pluralista, oltre a pubblicizzare le singole testate. Ora con questa legge assurda eliminerà uno stumento così utile?
Come potrebbe continuare ad esistere Internet senza i siti che collegano ad altri siti?

Grazie per l'attenzione,

Carlo




lunedì 16 dicembre 2013

Sergio Angeli per la Tavor Art Mobil.

Tavor Art Mobil nr.13

7 Settembre –  31 Dicembre 2014: Autunno – inverno al vento.

Pablo Echaurren (Premio ricerca pittorica Tavor Art Mobil 012)
Feat  Claudio Parentela, Sergio Angeli, Antonello Roggio, Cirillo Salvatore, Mario Pugliese, Mario Di Giulio, Giacomo Bresciani, Antonio Conte, Loredana Salzano e Ugo Giletta






       Sergio Angeli, "Macchina di sangue".

domenica 15 dicembre 2013

Gaia Vitozzi attacca Guido Cabib via social network, perché?



GALLERISTA TU MI PROPONI? IO TI ACCOLTELLO VIA FACEBOOK

Gaia Vitozzi è una artista napoletana, una delle tante che esibisce il titolo di "artista" anche perché passata per la programmazione di un gallerista di caratura e di spessore internazionale.
Il gallerista in questione è Guido Cabib, negli anni novanta gestiva la galleria d'arte contemporanea napoletana di  Piazza del Gesù  "THE- Theorical Event", spazio a cui molti artisti devono molto dal punto di vista formativo e informativo, negli anni novanta non esistevano i social network e se volevi conoscere il lavoro di un artista serviva un gallerista intelligente con una programmazione illuminata, i galleristi d'avanguardia avevano la responsabilità di formare attraverso la selezione dei lavori che proponevano gli artisti delle generazioni a venire nel territorio dove operavano.
Grazie alla sua programmazione e la sua dedizione Napoli impattava negli anni novanta con artisti come Damien Hirst, Nan Goldin, Cindy Sherman e Tracey Emin, si era a Londra.
Gudo è un gallerista molto particolare, ha sostenuto con la sua presenza sul campo gli ex lavoratori Rockwool e il loro Rockbus Museum a Campo Pisano ad Iglesias, li ha conosciuti ed è stato di fatto l'unico "addetto ai lavori" che si è schierato al fianco dei lavoratori in una lotta, che è stata nel tempo dei social network, anche di comunicazione mediatica interconnessa (il video di quel giorno  è a questo link http://youtu.be/5sFH4AlEMuE).
Perché questo preambolo?
 Guido Cabib  è principalmente un ricercatore di senso dei linguaggi dell'arte e questo lo rende non amato dagli artisti in cerca di mercato e dagli addetti ai lavori convenzionali.
Arriviamo al punto: via facebook, leggo un post di Gaia Vitozzi, il cui lavoro è stato promosso e proposto da Guido, scrive sulla sua bacheca questo post,  accompagnandolo da una foto del suo lavoro photoshoppato dove punta una lama verso il gallerista-infante raffigurato come un barbuto bambino, nella versione originale del quadro Gaia autoritratta accoltellava un peluche: 
"Caro Guido Cabib, facendo un giro di telefonate, vengo a sapere che il tuo presunto deposito romano, nel quale sostieni che la mia tela in sicurezza giaccia, non esiste più dal giorno in cui chiudesti, per ragioni che ormai tutti conoscono, la sede di Roma de Changing Role.
Ora io voglio sapere, dove cazzo sta il mio quadro?
Che fine ha fatto?
Lo hai venduto in silenzio come hai fatto con altri "artisti" e ti sei, sempre in silenzio, intascato i soldi?
Io ormai non ho più nulla da perdere e se quanto sospetto è vero di quei soldi intascati silenziosamente te n'e' accattà tutte mmericine!
Alle persone che leggeranno tale post le invito a condividerlo per diffondere sta schifezza, fetenzia, presa per il culo di fatto".
Traduco per i non napoletani "te n'e' accattà tutte mmericine!" vuol dire ti dovrai comprare tutti medicinali.
Ovviamente tutto il web qualunquista e populista condanna alla pubblica gogna il gallerista, io no, penso che il vero problema del sistema dell'arte contemporanea non siano i galleristi e sicuramente non i galleristi come Guido, il demone va cercato nell'ambizione e nella voglia di fama di artisti disposti a tutto pur di vedere riconosciuto il loro lavoro.
Tento di capire e chiedo a Gaia Vitozzi come sia andata e lei mi risponde così: 
"Correva l'anno 2009, partecipai a una collettiva curata da Massimo Sgroi, a fine mostra, consigliata dalla vice di Guido Cabib che alloggiava in galleria nella sede romana, lasciai una tela e una foto, a distanza di mesi tentai di comunicare con Guido, via e-mail, cellulare, mostre, volevo recuperare la tela, lui mi narrava di questo ipotetico deposito,  sono trascorsi quattro anni, dopo un giro di telefonate scopro che il deposito non esiste, penso che la tela l'abbia venduta per racimolare soldi, visto che dopo la mostra lui dichiarò bancarotta, questo è tutto. Scusa, non ho nulla da aggiungere  sono esausta".
La tela è quella pubblicata via facebook, con l'aggiunta del volto del gallerista al posto del peluche ovviamente.
Quello che mi chiedo e vi chiedo a questo punto è: in questo scenario di forte dissesto economico e sociale il ruolo di un artista lo si può ridurre a inseguire un gallerista dopo quattro anni per riavere indietro un quadro?
Se penso che io i quadri li ho sempre abbandonati e reagalati pur di non ridurmi a questo, rispetto il lavoro di Gaia Vitozzi, ma penso che in quest'epoca d'informazione diffusa e interconnessa il sistema dell'arte non ammette ignoranza.
Contatto anche Guido che mi risponde sull'argomento in questa maniera:
"sto procedendo alla denuncia, il suo quadretto è in un mio deposito a Roma, dove lei non si è peritata mai di venirlo a prendere. Non voglio dichiarare nulla per ora, vorrei andare a Roma filmare l'apertura del deposito prelevarla e postarlo su Facebook invitandola al ritiro pubblicamente con scuse e vergogna...".
Che cosa altro aggiungere, se non che gli artisti contemporanei sembrano impossibilitati a rappresentarsi socialmente e culturalmente se non attraverso una relazione, conflittuale o meno con il gallerista? Non per colpa dell'artista s'intende, il mercato ha educato a questo sistema e la professione dell'artista si difende come può.










mercoledì 4 dicembre 2013

Mauro Rizzo per la Tavor Art Mobil.


Tavor Art Mobil nr.12

4 Maggio-  6 Settembre 2014: Primavera – Estate in movimento.

Alfonso Siracusa (Segnalato dalla critica Tavor Art Mobil 012)
Feat Mauro Rizzo, Ale Antonucci, Itto, Nicola Cabras, Fabrizio Vargiolu, Stinglius Carcal, Antonio Murgia, Donatella Sechi, Enig Russo, Cinzia Mastropaolo, Lino Bansky e Filippè Eè

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domenica 1 dicembre 2013

Io, tu, Enrico Lobina, Radio X e la capitale della cultura che non c'è....


Cagliari capitale europea del prodotto artistico che arriva da altrove?

Direttore,
scrivo perché la settimana scorsa sono stato invitato, con la mia compagna di arte e di vita Barbara Ardau ed il consigliere comunale Enrico Lobina a Radio X, per discutere d’arte e contemporaneità e nello specifico delle sorti del Rockbus Museum, di cui si è abbondantemente trattato nel suo quotidiano.
Il consigliere comunale Enrico Lobina, ha difatti scritto una lettera (alla quale non ha ancora avuto risposta) al sindaco di Cagliari Massimo Zedda, dove gli chiede di fare sì che Cagliari acquisisca il bus Museo simbolo della lotta degli ex lavoratori Rockwool e degli artisti che si sono schierati al loro fianco con il loro lavoro e la loro professionalità.
Mi risulta che non ci siano state risposte da parte sua;  per questo motivo mi chiedo  ma Cagliari per che cosa si sta candidando? 
Per essere una capitale estetica della cultura priva di contenuto identitario, storico e memonico alcuno?
Leggo nel programma di Cagliari capitale europea della cultura si prevede dal 2016 al 2019 la presenza a Cagliari e provincia (compreso il complesso ex minerario Sulcis che è proprio quello dello scenario della vertenza Rockwool e del Rockbus Museum) di ben quaranta musei d’arte contemporanea o Biennali e fiere d’arte debitamente proposte da istituzioni culturali ed espositive (non sarde) per indicare giovani talenti per la formazione e produzione sarda (?).
Adesso quello che le chiedo è questo che cosa vuole dire?
Tacitamente si sottintende che le istituzioni che si occupano d’arte nell’isola siano meno preparate di chi arriva da quell’altrove che scremando non è altro che il solito nido di mercato?
Trovo paradossale che si continui a navigare culturalmente e artisticamente in un’unica direzione fatta di opportunismi e ipocrisie; Mimmo Paladino alla Galleria Comunale, il murales di Sciola cancellato, l’appello di Lobina e il Rockbus ignorato e  tappetini rossi stesi alle istituzioni (non radicate nel territorio) al fine di legittimare il proprio buon governo della cultura, senza scommettere su nulla che non appartenga alla propria memoria e alla propria storia contemporanea recente, su cui grava il carico e la responsabilità dell'amministratore, chi se non lui ne è lo scrivente?