lunedì 2 giugno 2014

Chi guadagna sulla pelle dell'artista?


Da sempre gli "addetti ai lavori" del sistema dell'arte italiano, mi accusano di essere un estremista; un articolo di "The Guardian" di qualche giorno fa, incredibilmente sembra darmi ragione (cosa ne penserà Giancarlo Politi?); una analisi che arriva dalla Gran Bretagna, la capitale dell'arte contemporanea e il vero nodo del sistema dell'arte, le cui quotazioni partono dalle case d'aste Christie's e Saatchi.

L'articolo a firma Mark Brown, recita tradotto più o meno così:



“Una ricerca mostra come il 70 % degli artisti che hanno preso parte a mostre supportate da finanziamenti pubblici non ha ricevuto alcun compenso.

La ricerca è parte di una campagna di sensibilizzazione chiamata “Pagare gli Artisti”, che si propone di trovare un sistema più equo. (…) La ricerca suggerisce che gli artisti hanno percepito in media, in termini reali, circa £ 6.000,00 (circa € 7.400,00) in meno rispetto al 1997.
L’organizzazione an (che ha condotto la ricerca) rappresenta 18.000 artisti, dagli esordienti ai vincitori del premio Turner. Ne sono stati intervistati più di 1.000, ed è emerso che:

il 71% di coloro che hanno preso parte a Mostre con finanziamento pubblico non ha ricevuto alcun compenso.
Di questi,il 59% non ha avuto neanche un rimborso spese.


Il 63% ha dovuto declinare inviti di partecipazione a mostre perché non può permettersi di lavorare gratis.

Il 72% degli artisti intervistati guadagna meno di £ 10.000,00 (circa € 12.400,00) all’anno (….)
la campagna è sostenuta dalla Galleria Showroom che ricava il 40% delle sue entrate dall’Arts Council England (un Ente Pubblico che è finanziato dal Governo e dalla Lotteria nazionale) (….) La Galleria organizza 4 mostre all’anno che sono il risultato di nuove commissioni ad artisti che vengono pagati una media di £ 2.000,00 (circa € 2.500,00) a mostra (oltre al rimborso spese NDR). la Direttrice Emily Pethic ha dichiarato che le piacerebbe pagare di più perchè la risorsa principale degli artisti è il tempo.

“Per aver quel tempo gli artisti devono essere pagati. E’ importante far emergere la rilevanza economica dell’arte. C’è molta produzione culturale in questo paese ma le persone che sono pagate di meno, all’interno di questo processo, sono proprio gli artisti. C’è bisogno di un grande ripensamento.”
Che altro aggiungere? Non si tratta in questo caso di riflessioni di una artista come me "dilettante e disobbediente" o un "no global da Rione Sanità"; ma si tratta di una critica al sistema dell'arte contemporanea liberista e occidentale che arriva al cuore dello stesso, il fatto che tale articolo compaia su "The Guardian" ci da anche la misura di quanto siano mediocri, zerbini e periferici gli addetti ai lavori italioti, loro ma anche le forze politiche di riferimento incapaci di normatizzare in altra maniera, un sistema terra di nessuno, dove l'artista è uno schiavo al soldo della sua libertà di firma, a patto che riesca a essere venduta a un prezzo di mercato che consenta di guadagnarci a tutti gli investitori, eccezion fatta che per l'artista.

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