venerdì 29 agosto 2014

Disoccupazione? In Italia è psichica - G.Angelo Billia

Disoccupazione? In Italia è psichica.


Rieccoci, disoccupazione al 12,6%.

Intervista di RAI news 24 all’esperta di turno.
Della linea: 

genitori mostri generano mostri peggiori di sé stessi. 
Eppure le contorsioni immaginifiche del putto sembravano insuperabili. 
Sbagliato. In una performance degna di un trapezista verbale inarrivabile, l’esperta è riuscita a far capire che: 

1) la disoccupazione c’è perché la gente è scoraggiata e non cerca lavoro! Capito? Piccola omissione: Quanti sono i posti vacanti?

2) E’ aumentata, al sud, la quota rosa dell’occupazione.

 Circa diecimila unità, a fronte delle cinquecentomila perse nel maschile.

Ho nausea e vi risparmio il resto. 

Osservo solo che questa fauna ha ormai perso ogni senso del pudore, riesce a parlare di schiavitù fingendo si tratti di lavoro e, nonostante questa base ideologica, riesce a superarsi “dialetizzando” anche la matematica.

     ph Enzo Correnti.

sabato 23 agosto 2014

FUNERALE DI TOGLIATTI di Angelo Billia


FUNERALE DI TOGLIATTI di Angelo Billia


Eravamo centinaia di migliaia, che percorrevano l’Italia quella notte, con la tristezza nel cuore e le bandiere ai finestrini. Pochi, veramente pochi, riuscirono a dormire.
Ogni tanto, ad ogni rallentamento dovuto al traffico ferroviario inusuale, ci affacciavamo e mischiavamo i nostri lucciconi con quelli dei ferrovieri impegnati nelle manovre.
 Al passaggio del convoglio, le bandierine rosse di segnalazione cessavano la loro funzione e divenivano la cortina dietro la quale il ferroviere nascondeva il dolore, salvo, poi, fondersi con quelle, altrettanto scarlatte, che garrivano nel vento causato dai vagoni in movimento.
Di tanto in tanto, dagli scompartimenti giungeva la voce di un coro. 
L’epopea partigiana, attraverso le note si fondeva con l’aspirazione racchiusa in ognuno di noi, nei partigiani comunisti non ancora domi e nei giovani sbarbati, comunisti nati nel primo dopoguerra. 
Era il sogno del riscatto che, nonostante tutto, pareva a portata di mano.
Il sangue dei morti di Reggio Emilia era ancora fresco e nessuno di noi s’illudeva sulla natura profonda ed immutabile del capitalismo.
Mano a mano che il convoglio si avvicinava a Roma, gli incontri con quelli provenienti da altre città divennero più fitti e appariva evidente che, quel giorno, al di là persino della ragione che l’aveva provocato, quel movimento di popolo sarebbe stato significativo della forza reale dell’idea comunista nel paese.
Ogni cittadina che incontravamo, ogni casolare, ogni carovana di pullman che intasava le strade, rimandava l’immagine di un popolo raccolto attorno agli emblemi del proprio riscatto.
Impiegammo otto ore, da Termini, per giungere nei pressi di Piazza S. Giovanni, e la cosa fu possibile solo perché da ore era iniziato il deflusso dalla piazza stessa.
Volti affranti, aggrappati alle aste delle bandiere, volti risoluti di chi, il giorno dopo, avrebbe riposto mano al lavoro paziente dei comunisti.
Si disse che eravamo un milione, pensando, così, di esemplificare con un’unità di misura, ciò che non poteva essere spiegato.
Roma, la città dei papi e del potere, la città della burocrazia sopravvissuta al fascismo, dovette piegarsi in silenzio e rendersi invisibile, timorosa di una massa immane, compressa in un lutto che, però, era incapace di offuscarne la vitalità dirompente.
Erano tempi di grandi ideali, di certezze e anche di ingenuità, tempi in cui si seguiva la bandiera, come avevano fatto i nostri padri durante la guerra partigiana. L’occhio impietoso della storia, poi, renderà visibili anche gli aspetti negativi, di un’epoca e di uomini gravidi di contraddizioni che, bisogna dirlo, comunque avevano una loro giustificazione oggettiva.
Penso a quei momenti, non per rincorrere una gioventù ormai “andata”, quanto piuttosto per spiegarmi gli accadimenti successivi e, lo dico con dolore, quel patrimonio di ideali e di volontà, prima di essersi perso a causa di dirigenti comunisti che comunisti non erano, è stato distrutto dall’incapacità dei più di capire e trarre lezione dalla storia. 
Per questo, ancora, sono convinto che non ci siano alternative all’applicare testardamente la cosa che i comunisti sanno fare bene, ogni volta che serve: rimboccarsi le maniche e ricominciare.

venerdì 22 agosto 2014

"Coerenza" di Angelo Billia.

"COERENZA" di Angelo Billia.

Nuovo corso di Obama. 
Oggi ha dichiarato che bisogna combattere l’ISIS soprattutto in Siria.
Che voglia dare una mano a Hassad? 

Oppure, visto le distruzioni causate al paese, è semplicemente un altro modo per dichiarare “missione compiuta”?
A proposito del reporter americano sgozzato, il Quirinale dice la sua: "

supremo valore della vita umana… Difesa dell’informazione… ecc.".
Intanto si scopre che, dopo aver finanziato e rifornito di armi a più non posso l’ISIS, in funzione anti siriana, gli USA scoprono un’integrità morale probabilmente presa in prestito da qualche fumetto. 

E’ così che i “liberatori” diventano “terroristi” con i quali non si tratta.
Peccato per loro che il tutto diventi poltiglia informe, quando il set allestito per la liberazione dell’ostaggio fa cilecca e l’Obama, giustiziere telegenico, deve lasciare il posto ad un più prosaico Obama “moralista”.
Notizia di ieri, “trascurabile” rispetto alle storie di “terroristi” e “liberatori”:

a Bengasi c’è l’inferno.
La cosa rileva una saldatura per nulla singolare fra la morale di Obama e quella di Napolitano.
Sarebbe interessante capire se sono stato colpito da demenza senile, oppure se è proprio vero che dal colle non molto tempo fa si spezzava più di una lancia per aiutare i “liberatori” bombardando Tripoli. Certo ho le idee confuse.




T.A.M. Cagliari nr.28 # Cirillo Salvatore "Mater matrice".







mercoledì 20 agosto 2014

Due Tornado abbattuti ad Ancona - Angello Billia.

CLAMOROSO!
DUE TORNADO ABBATTUTI AD ANCONA. Angello Billia


Scioccamente molti hanno pensato all’incidente. 

Fra i più, un po’ frastornati, si diceva: “noi” che siamo sempre impegnati in missioni “umanitarie” perdiamo due aerei in una simulazione di guerra!? 
E poi, lo dice anche la Costituzione che “l’Italia ripudia la guerra…”
I soliti che hanno accesso alle informazioni di prima mano, cioè all’ufficio stampa del PD, già sussurravano di un attacco ad opera di terroristi.

 C’era chi pensava agli arabi integralisti, chi favoleggiava di misteriosi personaggi che nelle notti di luna piena, da un po’ di tempo apparivano tra i filari dei vigneti più fitti, chi, al contrario, si dice ispirato dalla Curia, accusava i Testimoni di Geova e chi, invece, giurava sulla presenza di commandos di neri ribelli provenienti dal Minnesota.
Un’inchiesta dei “nostri” servizi segreti prontamente attivati, finalmente giungeva alla verità: nucleo di terroristi no TAV, sconfinati nottetempo una settimana prima, mentre effettuava esercitazioni a fuoco, indirizzava proditoriamente una salva di fiondate contro le colombe d’acciaio dell’Aeronautica, abbattendole.
A margine, un cronista in cerca del Pulitzer annotava: 

“meno male che i tornado quando si esercitano hanno le armi inattivate! Non si può immaginare ciò che sarebbe accaduto, se sugli aerei ci fossero state alcune delle venti atomiche tattiche detenute nella base di Ghedi.”
In fondo lo si capisce, poverino, certe fantasie sono prerogativa dei piani alti della “Repubblica”.



lunedì 18 agosto 2014

Danilza di Angelo Billia

DANIZA di Angelo Billia

Chi la vuole morta, chi la vuole viva, chi la vuole viva purché non dia fastidio, chi purché dia fastidio.
C’è chi sogna le foreste del ‘600, chi, al contrario, le vorrebbe sterilizzate ed ordinate , “al passo con i tempi”.
C’è chi vuole denunciare il fungaiolo, puntando sull’”infallibilità” della “giustizia” italiana e chi, invece, vorrebbe trarre in giudizio l’orsa.
C’è chi è chiamato professionalmente a fare qualcosa e traccheggia per non scontentare nessuno e chi affila l’arma economica per dimostrare “democraticamente” quanto ha “ragione“: vengo in ferie se la uccidi; non vengo se non la lasci libera.
L’amo lanciato dai palazzochigidipendenti, altrimenti detti “giornalisti”, ha fatto il suo dovere ferragostano. 

Un po’ di Pashmerga formato famiglia cattolica, un po’ di cronaca grondante sangue d’innocenti, soprattutto un po’ di Daniza e il gioco è fatto. 
L’Italia che “conticchia”, cioè quella che può permettersi, dall’”alto” di un reddito magari insidiato, ma per il momento ancora garantito, di alzare il viso dalle angustie della sopravvivenza quotidiana ha abboccato.
A volte sottintese, a volte esplicite, piovono interpretazioni “filosofiche” un tanto al chilo, sul modo “giusto” per armonizzare l’esistenza dell’uomo con la natura. 

La questione verte quasi sempre sui diritti degli animali e la cosa si dibatte con toni talmente accesi da mettere in secondo piano l’essenza stessa delle cose. 
Spesso l’uomo, in quanto specie, finisce per l’essere assimilato a qualsiasi altra specie animale, dal che deriva che l’animale non deve essere utilizzato dall’uomo.
Spesso gli autori di sì mirabili teorie dimenticano di far parte di alcuni milioni di un’umanità che a miliardi è costretta a divorare tutto ciò che si muove, purché commestibile.
E’ così che un’esigenza di salvaguardia dell’ecosistema, fatto scientificamente importante soprattutto per le ricadute che ha sulla vita delle persone, diviene l’esigenza di salvaguardia degli animali e basta. Tra l’altro il tutto è ampiamente dimostrato, in molte trattazioni sull’argomento, dalla pressoché totale assenza dei danni causati all’ecosistema dal modo di produzione capitalistico.
La cosa, alla fine, può essere esemplificata con un assioma: discuti sulla cornice, ma non sul quadro che vi è all’interno.
E’ così che una parte della parte dell’umanità “ricca” perde di vista l’insieme e si arrocca, spendendo il suo tempo in battaglie che tra le altre cose hanno il difetto di dimenticare l’unicum biologico di cui fanno parte l’umanità, le specie animali e quelle vegetali.
Se così non fosse, forse gli interrogativi sulla “sofferenza” di questa o quella specie animale, lascerebbero un po’ di posto alla scienza e meno alle similitudini che ognuno può soggettivamente ricavare rispetto a sé stesso. 

Per dirne una, chi ha detto che le piante non “soffrono” e che gli animali meno “fotogenici” soffrono meno di altri?
Ma si aprono altri interrogativi e sono tutt’altro che lusinghieri.

 Perché, ad esempio, i fiumi d’inchiostro e le fiere proteste sugli animali più fotogenici utilizzati per l’alimentazione umana, non trovano riscontro sulle origini di sì “aberranti” abitudini?
Personalmente amo i cani e i gatti perché sono abituato a considerarli “compagni” dell’uomo, ma questo mi darebbe il diritto di strepitare sull’abitudine dei cinesi, cioè di un popolo che per secoli ha visto fior di neonate bambine sacrificate alla nascita, sulla base della consapevolezza che sarebbero morte di fame? 

Qual è il delitto? 
L’abitudine di mangiare anche i cani o la fame che li ha costretti nell’alimentazione di un popolo?
Faccio una previsione sperando di essere smentito: Daniza verrà trovata defunta, “sparata” da qualche “bracconiere”, sulla falsariga di quanto avvenuto con Bruno, l’orso di qualche tempo fa. 
A prescindere da chi veramente avrà premuto il grilletto, ci sarà l’elemento capace di mettere insieme nemici e nemici: il bracconiere. Il capro espiatorio, a volte immaginario, capace di permettere alla gente di “buona volontà” di sognare una natura fatta a misura della fantasia di una parte numericamente infima del genere umano, relegando sempre e comunque in secondo piano la “questione ambientale” dirimente per miliardi di uomini, ovvero lo sfruttamento su tutto e tutti da parte di un pugno di uomini.


P.S.
Queste note si prestano a due critiche variamente formulate.

 La prima verte sulla ragione per la quale con tutti i problemi più seri che ci sono, perché attardarsi su questioni come queste.
 Rispondo anticipatamente dicendo che considero buona parte di ciò che accade sul versante animalista come prodotto del successo di una campagna di distrazione di massa ben riuscita.
La seconda critica è relativa agli amici animalisti che si sentono colpiti, ai quali obietto che non sono un pesce fuor d’acqua rispetto al contesto culturale attuale, anch’io possiedo animali che amo, ma, per ragioni d’età sono particolarmente contiguo all’epoca in cui in Italia si mangiavano i gatti e, checché se ne dica, lo si faceva per fame.

 Aggiungo che anche l’animale che mi è più caro, se mettesse in pericolo l’incolumità di un uomo, o peggio, di un bimbo, vedrebbe la mia trasformazione in nemico mortale. 
Prima viene l’uomo, sempre, in particolare l’uomo oppresso da un sistema profondamente ingiusto e quell’uomo vale quanto la mia vita.


mercoledì 13 agosto 2014

T.A.M. Cagliari nr.26 # Alessia Babrow, "Fragile".


"... intanto Grazie! Il mio voleva essere principalmente un simbolo di gratitudine nei tuoi/vostri confronti. Per il resto hai detto tutto tu. Aggiungerei solamente che appositamente è stata progettata per non essere aperta, poichè Integrità; è stata collocata al suo interno in direzione opposta rispetto a tutte le " macchine in vendita " che vanno verso sinistra. Penso che non ci sia bisogno di dire altro, poichè Fragile è anche sinonimo di Attenzione".
Alessia Babrow






martedì 12 agosto 2014

Che faccio per impedirlo? Angelo Billia


CHE FACCIO PER IMPEDIRLO? di Angelo Billai

Un mese circa fa: timidi segnali di ripresa.
Oggi: Pil ancora in discesa.
Un mese circa fa, Renzi: “ rilanciamo l’economia”.
Oggi, Renzi: “prometto che la ripresa inizia il prossimo anno”.

Un mese circa fa: aumenta la fiducia dei consumatori.
Oggi: inflazione praticamente a zero con dieci fra le maggiori città in deflazione.
Da un’attenta, seppur personale, analisi della situazione interna ed internazionale, traggo le seguenti conclusioni:

- Accelerazione nel “lavoro” di fascistizzazione dello Stato; 
- accelerazione nella spogliazione del paese dei propri beni; 
- conquista delle masse alla propaganda di guerra “giusta”.

Il termine del processo sarà una guerra imperialista che, in termini di distruzione e morti farà impallidire quelli della seconda guerra mondiale, mentre lor signori faranno affari d’oro prima con la guerra e poi con la ricostruzione.

Padroni di pensare che sono un pazzo,
ma se volete dirlo smontate scientificamente queste convinzioni, gli atti di fede teneteli per le vostre religioni.
Se, al contrario, pensate che corrisponda ad un percorso reale ponetevi semplicemente la domanda: che faccio per impedirlo? Per favore, evitiamo risposte del tipo: ho votato! Suonerebbero surreali.
Mi scuso per la voluta schematizzazione, ma credo che l’utilizzo delle tecniche del mio avversario di classe siano efficaci, quindi…

Angelo Billia

domenica 10 agosto 2014

La questione dell'arte.


Si è conclusa la bipersonale di Roberto Follesa e Veronica Paretta legata al Contemporary - festival di musica ed arte d’avanguardia a Donori.

Per l’occasione siamo stati invitati ad un dibattito sulla “questione dell’arte” . Al solito come nello stile di T.A.M. Cagliari ci siamo mossi interconnessi e abbiamo portato con noi ad accompagnarci l'artista Pierpaolo Mameli di "Pani e Casu Ensamble".
La riflessione-performance è stata poi aperta a interventi e discussione collettiva di senso, sul senso dell'arte.





Dimmi se voti Renzi e ti dirò chi sei di Delfo Cantoni.

Dimmi se voti Renzi e ti dirò chi sei di Delfo Cantoni.

IL PD è uno dei partiti più reazionari. Le riforme con un pregiudicato bell’affare. 
Diffidate di quei personaggi e cosiddetti critici che sostengono il politico di turno che sia il giovane sindaco di Roma con lo scooter o Veltroni, i nuovi lobbisti sono coloro che si vestono da politici e si presentano come lucidi speaker. 
Per avere un posto al sole si prestano, fanno aste, organizzano cene sottoscrizioni. 
Belle signore… 
La chiamano cultura è uno spostamento di capitali. 
La cosiddetta sinistra oggi con il voto utile ha fatto sparire il PRC.
Anche se ci sono cause interne in tutti i fenomeni secondo la legge della contraddizione che alberga in ogni cosa e persona Mao docet. 
PD e PDL sono i ladri di Pisa governano assieme, un monolite. 
Il partito piglia tutto di Matteo Renzi: 
Lo studioso Kirkheimer parlava di’’ partito piglia’’ tutto come di un partito "senza base ideologica", senza presenza sul territorio, cerca il voto di chi prima non lo votava o pensava di non pensarla così. 
Cercano il voto dell’avversario. 
Un partito liberista che sembra sempre sul punto di rompersi e non si rompe mai. 
Da venti anni è sparito il partito ideologico di massa, ma ha ragione chi dice "credono di votare il PCI e li votano".
Che sbaglio, altro che maestrine con la penna rossa. 
Le loro idee sono quelle del liberalismo dell’ottocento.
Riforme del mercato del lavoro che crea precarietà quindi ricatto e bassi salari. 
Adesso le lobby per loro sono l’unico modo per intercettare con loro richieste e pretese la politica. 
Contano solo i gruppi di pressione e così anche nell’arte. 
La parola lobby deriva dalla parola loggia rientra nella storia del parlamentarismo borghese, quindi anglosassone.
Vi annoierò ancora sulle attuali riforme costituzionali.
Un senato di non eletti, liberalismo non vuol dire democrazia, cioè suffragio universale, voto del popolo.
Ieri:
Questa serie di concessioni le hanno fatte perché c’erano i socialisti massimalisti.
Oggi Renzi distrugge la costituzione del 48 dove il senato aveva una funzione precisa perché l’Italia usciva da venti anni di dittatura che comprendeva la galera per gli oppositori politici.
In un regime soft ci sono altre forme che non è detto escludano la galera. 
Coercizione e consenso, in questa americanizzazione della politica e nelle sue vesti e forme penso al classico la democrazia in America di Toqueville, siamo all’istupidimento delle masse.
Complici nel silenzio del massacro a Gaza, In Siria, in Iraq e così via.
La natura semi-imperialista del nostro paese, la natura reazionaria del PD.
Siedono nei consigli di amministrazione delle grandi banche ne prendono le direttive sono sul libro paga dei Riva e di tutto quello di marcio che si muove.
Nella costituzione manteniamo l’eletto a vita prerogativa del presidente della Repubblica.
Un intero senato di eletti non dal popolo è un insulto alla democrazia rappresentativa.
Il dicktat della Trika banca mondiale, fondo monetario internazionale, commissione europea ci sorveglia ed a settembre Renzi e la varie favole che ha raccontato, di fatto ottimistiche bugie cozzeranno con i nuovi tagli alla spesa, avversari di ogni investimento e quindi crescita.
Il bel mondo dell’arte dovrà cercare almento altre facce più giovani per dire bugie.
Il partito del non voto è il primo partito in Italia, caro PD che stai con il vaticano, la Nato e CONFINDUSTRIA.


venerdì 8 agosto 2014

Frammenti di inviti a partecipare a manifestazioni artistiche - last chapter di Massimo Pastore.

Frammenti di inviti a partecipare a manifestazioni artistiche - last chapter
Il pomeriggio volge ormai a termine, squilla il telefono e una voce gentile e decisa con inconfondibile accento tipico della parte molto alta della penisola si presenta: è un gallerista di Preganziol di Treviso. Parlo con Massimo Pastore? 

Voglio innanzitutto complimentarmi per i tuoi lavori, ho due cose da chiederti: 
cos'è per te l'arte e cosa vuoi esprimere con i tuoi lavori?(già queste due domande avrebbero dovuto far partire il primo vaffanculo ma ho risposto e atteso per sentirgli dire quello che mi aspettavo avrebbe detto). 
Inizia una descrizione dettagliata della sua galleria poi parte la terza domanda : quali sono le sue quotazioni? 
Rispondo educatamente! Inizia una sfilza di complimenti poi arriva finalmente al punto:
 Sto organizzando una collettiva per febbraio 2015, massimo 4 artisti, sai non amo la confusione, il tuo lavoro mi piace moltissimo e mi piacerebbe esporlo, c'è tuttavia una piccola quota di partecipazione, sai in tempi di crisi, 500 € ad artista... 
Apriti cielo!
 Aspettavo quel momento sin dall'inizio della conversazione! 
Lo interrompo in modo deciso mostrandogli tutto il mio fastidio per tale richiesta, lui cerca di giustificarsi ma non gli lascio spazio, gli esprimo tutto il mio sdegno di persona e artista motivando ogni singola obiezione al suo vergognoso modo di lavorare. 
Non abbiamo più niente da dirci. Buonasera. Subito dopo mi richiama evidentemente preoccupato per qualcosa, cerca di giustificarsi ulteriormente ma non trova spazio.
 Riaggancio.
#chitammuort


Massimo Pastore



martedì 5 agosto 2014

T.A.M. Cagliari al Camo (Cn), Museo a cielo aperto.


Chi l'ha detto che l'arte ha un prezzo?
Chi ha detto che un linguaggio simbolico, affettivo ed emotivo per avere valore debba essere capitalizzato, venduto e svenduto?
Chi l'ha detto che il linguaggio di un artista per essere connotato, identificabile e riconoscibile necessiti della sua firma per l'autentificazione?
Si possono autentificare i segni, i gesti e le parole che l'umano produce nel suo quotidiano?
Di fatto, i segni che produciamo nel nostro quotidiano, non sono loro che identificano la nostra essenza? 
Il lungo percorso che si stiamo facendo con il Camo (Cn), il Museo a cielo aperto, diretto e curato dall'artista Claudio Lorenzoni, muove da queste domande e mira a dimostrare che un altro sistema e un altro linguaggio dell'arte contemporanea è possibile, restituendo senso e cognizione di causa allo spettatore, che con la sua interazione attribuisce e determina valore simbolico e poetico all'artista, in maniera innata e naturale, viaggiando a una velocità superiore, che oltrepassa, limiti, convenzioni, specializzazioni, mercati e quotazioni, addetti ai lavori e uomini d'ordine, chi l'attuale sistema economico globalizzato impongono ai linguaggi dell'arte, nel disinteresse totale dello spettatore.
Al Camo (Cn) i nostri lavori sono liberamente prelevabili dallo spettatore, che custodendoli ne determina il valore e imposta liberamente una sua collezione d'arte privata contemporanea, senza passare per nessun altro filtro che non sia il suo gusto.
Miriamo a creare un diverso flusso di comunicazione tra la ricerca artistica contemporanea e lo spettatore, farlo diventare protagonista senza filtro alcuno e lasciarlo libero di dire e determinare la propria idea dell'arte, empatia compresa nel "senza prezzo",.
Ragionando seriamente sull'arte il mercato preme per indignare ogni qualvolta si limita la libertà di provocazione dell'artista, lo spettatore?
 Non esiste, se non come motore per innescare critiche e sterili polemiche mediatiche.
 Tutto questo allontana l'arte dalla sua matrice originaria linguistica e la rende sempre più prodotto, i processi sono più divertenti e sempre in divenire.







"Ero presente al momento in cui tutti noi sfogliavamo le opere.
E' successa una cosa strana: in tutti noi deve essere scattato una specie di processo identificativo.
 Più o meno tutti, me compreso, abbiamo scelto tra le opere quella nella quale c'era qualcosa in cui ci riconoscevamo e non, semplicemente, quella che ci piaceva di più, elemento peraltro successivo ma solo conseguente".
                                                                                         Daniele D'Antonio