sabato 29 novembre 2014

ISTAT: DISOCCUPAZIONE AL 13,2% di G Angelo Billia.


ISTAT: DISOCCUPAZIONE AL 13,2% di G Angelo Billia.

Renzi gioca con i numeri e asserisce che sono aumentati perché sono aumentati gli iscritti alle liste di collocamento, poi, non contento, dichiara che sono aumentati i posti di lavoro.
Questo giochino solleva più di una perplessità.
 La prima è relativa al numero effettivo dei disoccupati. 
Da ciò che dice il professionista della bufala, par di capire che l’ISTAT è ben lontana dall’avere il quadro reale della situazione italiana. 
La seconda riguarda invece il vecchio trucco, in auge dopo la controriforma Biagi, secondo il quale anche duecento Euro al mese tolgono “di diritto” dalla lista dei disoccupati.
Di fronte a queste considerazioni e all’ottimismo truffaldino del decisionista, secondo solo a Napolitano, un’osservazione si pone:
 Il giorno che la disoccupazione dovesse scendere al 10% questo gaglioffo impenitente farebbe la ola, senza por pensiero al fatto che solo un paese a direzione reazionaria, può considerare normale e fisiologico avere dei disoccupati.


Intanto, gli eredi naturali di Bava Beccaris si attrezzano.
Il nemico, cioè chiunque protesti in piazza contro l'ordine costituito è avvisato. 
Riusciremo un giorno o l'altro a capire che l'esercito dei lavoratori è senza testa e che in queste condizioni vinceranno loro?

giovedì 27 novembre 2014

"SCUOLA, TRIBUNALI E GALLINE" di G Angelo Billia


"SCUOLA, TRIBUNALI  E GALLINE" di G Angelo Billia


Personalmente conosco insegnanti che sono invecchiati come precari e, credetemi, non sono casi isolati. 
Devo anche dire che i precari in questa società sono ben più di tale numero, anche se la cosa non toglie nulla al problema dei precari della scuola.
La corte di “giustizia” europea ha deliberato che è ingiusto e non si può più fare. 

Sospiro di sollievo da parte dei 250.000: 
allora la giustizia esiste! 
Sapete, è come se un lavoratore dipendente, quindi normalmente derubato dal padrone, incappando negli articoli del Codice penale che sanzionano il furto, sognasse di avere giustizia dalla Magistratura. E’ possibile? 
La sentenza della Cassazione sul padrone dell’amianto racconta una storia decisamente opposta. 
Se neppure l’assassinio di massa, quando l’autore appartiene alla classe dominante, viene punito, è semplice trarre le conclusioni.
L’ineffabile Giannini prefigura come finirà: “la sentenza si riferisce a 18.000 precari”.
La saggezza popolare, sì, quella saggezza volgare dei tempi andati, quando ancora la mancanza di cultura veniva considerata come tale e non come sublime espressione della cultura di massa, semplicemente liquidava la questione osservando la realtà. 

Un ricco appartenente alla classe dominante, o, a volte anche un semplice addetto alla “cura” dei suoi interessi, con l’aggiunta d un gruppo di avvocati super pagati, vincono sempre, a prescindere dal Codice penale.
Allora, forse a causa di una conoscenza diretta giocoforza più approfondita del mondo contadino, si sapeva che una gallina è buona quando fa le uova e, quando non le fa più è ancora buona per il brodo, non c’è tribunale che tenga.
Si trattava, appunto, di una visione delle cose realistica e volendo, anche fatalistica, adatta per dei semplici, senza cultura, ma che però sapevano che la gallina aveva un unico modo per salvarsi: bollire il padrone.
Ma si sa, i tempi cambiano, i vecchi contadini di una volta non ci sono più, sono sostituiti dai moderni ovaioli umani, convinti che le cose stiano diversamente, che qualche magistrato onesto, magari con l’aggiunta di qualche parlamentare altrettanto onesto possano fare la rivoluzione delle galline “dal di dentro”, magari convincendo il padrone che non è giusto prendere le uova e bollire la gallina quando non produce più.
La sentenza di Strasburgo avvalora questa tesi ridando fiato ad un’immagine buonista, finalizzata a sostenere l’idea che, in fondo non sono tutti banditi.
Queste righe non vogliono in alcun modo sostenere che non si deve seguire anche la via giudiziaria, hanno solo lo scopo di richiamare l’attenzione su un particolare dimenticato dai più.

Per non essere bollite le galline hanno solo una possibilità: bollire il padrone. 
Non c'è nessun tribunale in grado di farlo al loro posto.


lunedì 24 novembre 2014

ELEZIONI E DEMOCRAZIA di G Angelo Billia.

ELEZIONI E DEMOCRAZIA 





Un tempo, quando la percentuale di votanti s’aggirava attorno al 90%, si bollava col termine qualunquista l’esigua minoranza che non aveva votato. 

Si potrebbe dire che i media di regime fanno di tutto per allargarla, ma non sarebbe una risposta confacente alle domande che si pongono.
Termini come democrazia elettiva e Repubblica democratica erano il faro che induceva i più a recarsi alle urne. 

I padri della Repubblica, i partigiani, ci hanno dato questa democrazia e il non voto costituisce un insulto, dicevamo. 
Sbagliavamo, trasformando il nostro desiderio in verità assoluta.
Fin da subito la Repubblica è divenuta dominio incontrastato della borghesia e del clero, attraverso i partiti che più li rappresentavano, quindi di quelle stesse forze che avevano creato e sostenuto il fascismo.

 L’operazione è stata resa possibile dalla mobilitazione del capillare apparato propagandistico che così egregiamente aveva sostenuto il ventennio.
Erano gli anni della Costituzione varata, ma “non ancora” applicata. 

Anni in cui si diceva: 
lo strumento c’è, è solo questione di tempo per portare nella stanza dei bottoni chi non ha mai governato. 
La “via italiana al socialismo” innestandosi sullo strumento democratico costituzionale, per molti era ancora la risposta possibile della classe lavoratrice al regime, il quale in realtà si stava restaurando giocando sull’equivoco.
L’apparato giudiziario, militare e burocratico del regime fascista, grazie anche alla munificenza “comunista” continuava ad operare indisturbato all’interno del nuovo Stato, mentre i combattenti partigiani venivano in gran parte restituiti allo sfruttamento dei vecchi, nuovi padroni.
Negli anni la Costituzione è rimasta fondamentalmente lettera morta, né poteva essere diversamente e la “via italiana al socialismo” è divenuta sempre più la scalata al potere borghese, da parte di un ceto politico sedicente comunista, che per anni si è arrabattato, di cedimento in cedimento, per acquisire credibilità nel suo servilismo.
La cosiddetta Europa unita, concepita per dare agio alla classe dominante di spogliare le masse lavoratrici, limitando le contraddizioni interimperialistiche che avevano portato allo scannatoio della seconda guerra mondiale, ha trasferito su scala europea il processo di normalizzazione del potere assoluto della borghesia.
Oggi più d’uno si appiglia ancora all’indignazione per lo svuotamento delle prerogative di rappresentanza democratica del parlamento. 

Lo stesso pronunciamento della Corte costituzionale lo rende illegittimo anche formalmente.
Vale però la pena, qualche volta, di por mente locale sulla democraticità di tale organismo anche negli anni precedenti al pronunciamento della Corte. 

Qual è il principio d’alternanza democratica di un organismo al quale si accede solo se non si è in radicale opposizione al sistema?
 Eppure una foto del Parlamento dal dopoguerra ad oggi, ci restituisce proprio l’immagine di opposizioni che, quando ci sono, lo sono sempre rigorosamente in compatibilità col sistema stesso, a prescindere dal colore politico che amano attribuirsi.
Non c’è nessun interesse da parte dei derubati, termine che non rende affatto il livello di prevaricazione delittuoso nel quale è tenuta la maggior parte della popolazione, nessun interesse oggettivo a cambiare il sacco con cui i ladri portano via il maltolto. 

Quindi è vano e deviante attribuire una valenza democratica al maggior o minore numero di votanti.
Si dovrà pur dire, prima o poi, che senza una società autenticamente strutturata democraticamente, il parlamento, mancando fisiologicamente dell’unica opposizione autentica, quella d’alternativa, finisce con l’essere esso stesso parte integrante del regime! 
Il regime e con esso le sue strutture istituzionali sono illegittimi e lo sono sempre stati.

 Lo si deve al fatto che i flussi d’opinione sono artatamente deviati su fattori secondari, che escludono qualsiasi serio approfondimento sulla natura stessa della democrazia. 
Ciò è reso possibile da due fattori concomitanti ed interconnessi, il primo è costituito dall’assillo della sopravvivenza, che chiude quasi ermeticamente la possibilità di pensare in modo organico un po’ più in là del pranzo e della cena, il secondo è il monopolio borghese dei media, che propone anche le cose più inverosimili come verità provate.
Una gigantesca distrazione di massa, paragonabile senz’altro a quella che ha permesso al fascismo di trascinarsi dietro buona parte della popolazione, fa sì che non ci si renda conto che, sul piano nazionale, l’operazione patrocinata da Napolitano è il sigillo di un processo iniziato nelle segrete stanze, quando ancora non era scritta la parola fine al nazifascismo europeo.
Superando anche formalmente, la mai applicata Costituzione democratica, in nome degli interessi della borghesia europea e non solo, si attua un progetto teso a confermare l’assoluta sudditanza delle masse lavoratrici agli interessi del capitale.
Non sempre il mancato voto sottintende una comprensione dell’imbroglio e certo, di per sé non aiuta a costruire l’alternativa, ma certamente denota delle crepe nel meccanismo truffaldino costruito per ingannare tutti.
Fingere che tutto questo preluda ad un rafforzamento delle possibilità reali dell’alternativa al sistema e pensare che ciò si possa fare senza l’organizzazione politica di classe, è il modo più sicuro per dare una mano alla borghesia e sospingere milioni di dissenzienti nelle mani del populismo fascista.




domenica 23 novembre 2014

" Ah, ma questo Papa è diverso " di Tony Pagoda.


" Ah, ma questo Papa è diverso " di Tony Pagoda.



A tutte le persone che dicono: " Ah, ma questo Papa è diverso ", volevo dire una cosa:
                                                        
                                                       MINC-----------!
Lo sapete vero, che Bergoglio durante una dittatura, tolse la protezione a due sacerdoti e quindi furono torturati per mesi per causa sua?

Sapete che Bergoglio è un gesuita? 
I gesuiti hanno il compito di indottrinare i fedeli: MARKETING. 
Ha usato il nome di San Francesco di Assisi solo per attirare il consenso.
Ha mostrato a parole una chiusura verso la politica della chiesa nei confronti dei padri pedofili, nella realtà non è stata promulgata ALCUNA procedura su come trattare i casi di padri pedofili.
Con scaltrezza, utilizza le leggi del web marketing per creare stupore e propensione al dubbio verso la laicità.
Forte degli esempi delle dittature e delle politiche sudamericane, usa il populismo per indurre i fedeli e non fedeli a credere in una luce del cambiamento.
Ascolta tutti e prende da solo le decisioni, governando come un generale.
Qualsiasi cenno di apertura verso i temi sociali non si è mai tradotto in una promulgazione di qualsiasi proposta di leggi ecclesiastiche.
Questo papa è degno del populismo BERLUSCONIANO e M5S.
E' un capo di stato, non uomo di pace.
Sul...
1) Eutanasia
2) Aborto
3) Omosessualità
4) Astrofisica
Non ha mostrato alcuna apertura al dialogo.
DE FACTO è un ritorno al passato.

Tony Pagoda.

                         Tony Pagoda con Neri Marcorè

                      Tony Pagoda con Albano.


                       Tony Pagoda con Lorenzo Cherubini, in arte "Jovanotti".

venerdì 21 novembre 2014

Io, tu, Marco Lavagetto, Tito Mussoni e G Angelo Billia.

Intro - "CORRUZIONE" di G Angelo Billia.
"Il dosatore dell'amianto", Marco Lavagetto.




"Ieri, un amico, commentando la sentenza ETERNIT, sull’onda dei suoi ricordi di gioventù, (mazzette nascoste nei faldoni che gli avvocati passavano ai magistrati in udienza), si domandava quanto hanno percepito i magnifici dal “multi” svizzero, per tirare la riga nera sulle sue azioni delinquenziali.
Hai un bel dire, come ho fatto, che nulla di ciò che ricordava era provato, sentire comune certo, ma non provato. 



      "Modelli Prodotti", Marco Lavagetto.

Non c’è stato verso, anzi, ad un certo punto, di fronte all’argomento che le prove, per circostanziate che siano, ci pensano gli stessi magistrati a buttarle nel cesso, non ho più saputo cosa obiettare.
Spremendo le meningi in cerca di risposte, sono giunto alla conclusione che il mio è un modo sbagliato, decisamente demodè per affrontare il problema. 

Ognuno in questo paese, con l’esclusione della classe operaia e assimilabili, viene pagato per ciò che rende alla committenza. 
Ora, se c’è qualcuno che sostiene che la committenza della magistratura è il popolo “sovrano”, è pregato di rivolgersi, per conferma, alle vittime del miliardario svizzero.
Agli altri rivolgo un caldo invito a domandarsi perché, omuncoli non certamente migliori di tanti studiosi sottopagati, quando non anche precari, percepiscono stipendi da nababbi seguiti da pensioni d’oro, semplicemente perché sono impiegati della “giustizia”, o meglio, quella cosa lì che fa tanto onesto chiamare così.
Per chi non se ne fosse accorto, c’è una grande innovazione, al passo con i tempi in tutto ciò: le mazzette, per essere fottuto, le paga apertamente e diligentemente il popolo “sovrano”".

G. Angelo Billia


    "TDK Disco Eternit".


Dialogando con Tito Mussoni su "Marco Lavagetto"


Tito, mi/ci racconti il percorso di Marco Lavagetto? L'unico artista ad avere urlato con il suo lavoro lo scempio Eternit, in tempi e momenti del secolo scorso, quando era impopolare e complicato farlo...



Certi miei illustri colleghi sono convinti che Lavagetto si possa senza

dubbio includere nella seconda branca della estrapolazione semantica.
Ora, questo sorpassato modulo interpretativo, che risale all'inizio degli
anni ottanta, non trova alcun riscontro nel panorama variegato delle
recenti emergenze, oggigiorno sempre più sciolte e divaganti. 
Per fare un minimo di cronistoria, il nostro caro Lavagetto, si fece conoscere nel 1981,
presentando oggetti indesiderabili per l'arte e per l'industria, definendoli
rifiuti che non possono essere esposti nelle gallerie essendo cose non
qualificate e inqualificabili. 
Un anno dopo di quella mostra mai inaugurata,
Lavagetto ebbe una trovata geniale e per dirla tutta, patetica:
trasformò il logo MIS (More Industrial Shop), aggiungendo un altro
messaggio più mirato, chiamandolo Morte Istantanea Sicura.
MIS era, in origine, una piccola industria già avviata che produceva vestimenti
ultra-sintetici per le fabbriche (Eternit©, Stoppani ed Italsider).
Dopo quella sfilata grottesca fatta in casa di un noto gallerista (non lo citiamo
per motivi legali), la ditta MIS cambiò pelle e divenne l'unica casa di moda
per confezionare vestiti esclusivamente per i cari estinti. 
Ma quel lieve
successo ottenuto allora lo inebriò a tal punto, che volle tentare la sorte
con l'avveniristico e quantomai improbabile progetto editoriale CLIMA
(1982). 
Incidentalmente, in un epoca satura di immagini ISO (Immagini
Soglia Ordinaria), allora vigevano le regole severe del visual appeal e
non si poteva superare la soglia di 22.000.000 u.i. per mgi, si imbatté con
Antonio CupÏ, il primo Controllore di Immagini a Soglia Ordinaria (CISO)
e decretò la fine del Gruppo Editoriale Clima. 

"La fine del futuro, il disco infinito" di Marco Lavagetto.

In altre parole, Lavagetto e il suo percorso di ricerca artistica, sono stati omessi dalla storia dei linguaggi dell'arte contemporanea, perché? Come è possibile che il sistema dell'arte e tutti i suoi specialisti, siano stati complici davanti a tale omissione culturale? 
Come è possibile che gli "addetti ai lavori" non lavorino a tutela della libera ricerca artistica?
Tutta la sua produzione di quel periodo che si occupava del problema Eternit è andata persa?


Fonti riguardevoli dicono
che esistono alcuni campioni foto-riprodotti del numero zero di CLIMA
nell'archivio statale I.M.G.A., custoditi gelosamente da qualche anonimo
impiegato in una cartella di polietilene con scritto in rosso: 
Attenzione!
IOS -Immagine Oltre Soglia.
 Il tonfo di quella avventura grafica si fece cosÏ
sentire che le due società di ricerca del Lavagetto, ModelliProdotti inc. e
PLINTOS, fallirono. 
E' ben noto come i mass media ebbero gioco facile
nel seppellire ogni traccia visivamente apprezzabile di immagini IOS
provenienti dal settore superficiale dell'arti normali.
 Nel 1983 ricorderete
le continue ondate iconiche di Kabel Medium a cui eravamo sottoposti
quotidianamente, finché la speranza di vedere la seconda puntata del
presunto serial Dove governa Morantz dei Caredda's, si affievoliva ogni
giorno. 
Infatti, quella speranza rimase inappagata e il serial televisivo
venne sostituito con le repliche dei documentari sulla vita dei Grandi
Rettili Rari, sponsorizzati dalla AURUMMA spa, industria falsamente
mesozoica, totalmente invischiata in un fertile traffico di prodotti
contraffatti inerenti alla Lost Art e alla Pre Art.
 Poi, arrivò un debole segnale:

nascosto tra le pieghe catodiche di uno spot, venne individuato

un messaggio proveniente dalla rete dissociata Red Skull Net, la quale
apparteneva, senza ombra di dubbio, all'Immaginario Collettivo e
rimetteva in discussione ogni teoria cromo-visibile sulla evoluzione del
messaggio ordinario (cfr. I Quindici) e dava nuovo lustro alle sottovalutate
Elucubrazioni minori (ed. Coatte) del nostro Lavagetto, in cui venivano
trattati concetti quali "la quantificazione, tramite geometrie non-reiterabili,
della elasticità finmeniana". 
Con il posteriore avvento del pensiero
latveriano nell'arte e il nuovo metodo classificatorio dei messaggi
audiovisivi proposto dall'autorevole catalogatore Aux Tuner nei suoi
saggi (Plane to Exterminate, Panavision e Telefunken), alcuni ricercatori,
primo fra tutti Orazio Vitale, studiando a fondo le teorie lavagettiane,
riuscirono a campionare alcune opere non riproducibili di F.M.A. (Five
Minute Art). 
Nel frattempo, stanco dei pellegrinaggi nelle asfittiche
gallerie della Ghost Art, Lavagetto non si diede per vinto, anche se il suo
Aggiornamento sui caratteri finmeniani non quantificabili, venne ignorato.
Nella più totale indifferenza popolare negli anni successivi, dal 1985 alla
fine del decennio, la composizione strutturale delle opere di Lavagetto,
ebbe modo di esprimersi in piena luce con le sue Tele-Visioni (cromatoni
ricombinati su tela acrilica). 


                                      "TDK Eternite", Marco Lavagetto.

Aiuto che storia complicata, ma quindi esistono le opere ma non pubblicazioni sul lavoro e la ricerca di Marco Lavagetto?
Come è possibile?
Eppure è stato l'artista che meglio ha raccontato la fine del secolo scorso, l'unico che sia riuscito a leggere quello che stiamo vivendo tristemente oggi per tempo, possibile che non esistano ancora pubblicazioni monografiche su di lui?

Ma la fine delle trasmissioni per Lavagetto,
era già prevista: nel 1987 fu costretto dal Comitato Cromatico Collettivo, a
sintetizzare un nuovo modello televisivo dipinto e definitivo, per l'appunto,
La Fine delle trasmissioni. 
Dopo un'esperienza simile, mi domando
come egli possa ancora essere in grado di proporre ai suoi decimati fans,
un cosÏ ricco campionario di immagini IOS. 
Testimoni, quindi, del
Progetto Riordinamento Iconico del 1990, sono le U.B.&B. (Useless Box &
Bags) e in particolare Ariel (contenitori per Fakeroids) e 50 (contenitori per
Immagini Estrapolate ISO). 
Un altro contributo della terza branca di
estrapolazione semantica, fu la R.A.P. (Ricerca Arte Porno) e continua a
produrre cofanetti in Duraflex, oggetti  dipendenti dal panorama
tecniconico della So.Up Art. 
A questo punto, si può fare riferimento al
nuovo catalogo Arti normali, edito dalla Mecanormal di data incerta,
un'altra edizione aggiornata della Enciclopedia sulle Arti Normali. Il
catalogo, essendo già esaurito, attendiamo una nuova edizione più
completa. Certamente il Lavagetto, ha contribuito alla campagna di
crescita del messaggio commerciale nell'arte e ancora rimaniamo in attesa
di sviluppi che potranno illuminare dettagli ancora oscuri di questo
instancabile colonizzatore di immagini. 


giovedì 20 novembre 2014

"Eternit" di G Angelo Billia.


ETERNIT
(riservato agli indignati)


Beh?
 Che c’è di strano? 
Bisogna ringraziare che non ci strappano ancora le unghie, anche se, a ben vedere, qualche eccezione che conferma la regola deve pur esserci, no?
Lo sport più praticato in Italia è la ricerca delle istituzioni buone contrapposte ai deviati, ai cattivi.
 Si capisce, è poco impegnativo, non si rischia niente, ( chi vuoi che ti denunci se ce l’hai con i cattivi), non storna dagli assilli quotidiani… 
Già, gli assilli quotidiani, per alcuni far quadrare i conti, in solitudine, sperando di arrivare alla fine del mese. 
Per altri l’attesa, in altrettanto perfetta solitudine, di vedere se toccherà a lui, questa volta, la lettera di licenziamento. 
Poi c’è la parte degli impegnati, quelli che in qualche modo non si sentono ancora traballanti, quelli che va beh, va male, ma in confronto a quei poveracci!
Ovviamente ogni “attività” sportiva ha il suo volto pubblico, la parte divistica dell’atleta, quella che appaga l’ego e a volte anche il portafogli.Questa è la parte che, in varia misura coinvolge soprattutto gli “impegnati”.
Sì, sto parlando di chi storce il naso di fronte a termini come borghesia, capitalismo, proletariato, masse e quant’altro.
Roba arcaica, si capisce, andava bene cent’anni fa, ma oggi!
Al massimo ci si può disquisire “culturalmente”, con pezzi zeppi di citazioni, appaganti per chi li fa e stuzzicanti per chi vuol dimostrare di essere più bravo. 
Di solito queste amene attività si svolgono alternandosi con cose meno impegnate: arte figurativa, poesia, saggistica, (quasi mai narrativa, troppo volgare), un po’ d’ambientalismo spicciolo, il commento fra il serio, il faceto e l’”impegnato” sulla cronaca corrente, qualche animale per rifarsi gli occhi, qualche politico da dileggiare molto correttamente (non siamo mica dei selvaggi, perbacco!), ecc.
I modelli a cui spesso si rifanno gli “impegnati” sono, Travaglio e Gramellini, chi osa di più arriva a Enzo Biagi, Indro Montanelli e perché no, Giorgio Bocca. 
Né rinunciano agli eroi di riferimento, nel cui panteon il posto d’onore è riservato a componenti delle istituzioni che ci credevano e sono morti per questo, a narratori che dicono sì, la mafia esiste e sul suo racconto costruiscono la loro fortuna. 
Certo, su domanda c’è anche Salvatore Carnevale, ma è in un angolo talmente remoto che vallo a pescare!
No, non sono impazzito, non è un esercizio finalizzato a farmi dei nemici, semplicemente cerco di dare qualche elemento di riflessione fuori dal politically correct.
La sentenza sull’amianto è solo l’ultima di una serie ininterrotta di avvenimenti, che dimostrano incontrovertibilmente, come le istituzioni semplicemente non possono colpire i padroni del paese. 
Non c’è numero di morti che tenga, non c’è atrocità che possa essere punita se a commetterla è il potere.
A volte qualcosa sfugge a questa regola, ma sempre e solo quando ad essere coinvolto è qualcuno dell’apparato di cui si può fare a meno.
Qualche “illuminato” argomenta tecnicamente: 
”non si può, in nome della giustizia andare contro la legge”
Non lo sa, ma conferma che la legge è tale solo per la borghesia e punitiva solo per chi non ne fa parte.
Non sono argomenti che possano essere affrontati in punta di fioretto, ci vuole il coraggio di dire che queste istituzioni smetteranno di far danni al popolo lavoratore solo quando saranno completamente distrutte e con esse i poteri che servono. 
Se ciò che dico a qualcuno sembra forte, affermo senza tergiversare che se non si sente di schierarsi neanche di fronte alla catasta di morti prodotti dal profitto, non ha più nulla da difendere, neanche la sua dignità.
Il regime ha raggiunto e superato il punto di non ritorno, ogni esponente delle istituzioni, locale o nazionale che sia, è un nemico e l’unica possibilità di non essere considerato tale è quella di chiamarsi fuori subito.
 I distinguo dialettici li usino allo specchio per dirsi quanto sono bravi, sappiano, però, che non cambiano le cose.
Le mezze misure hanno fatto il loro tempo, oggi il regime ci sta dicendo, con una protervia inusitata, che la borghesia può fare di noi ciò che vuole, chi non lo capisce, mi si perdoni l’espressione, può togliersi dai coglioni, sapendo però, che in mezzo si rischia di buscare da tutt’è due le parti.



sabato 15 novembre 2014

"T.A.M. Cagliari" allo Street Dreams Festival di Caltagiorne, Catania.

Dal 27 al 28 Settembre 2014, presso il quartiere di Sant'Agostino di Caltagirone, si è inaugurata la prima edizione della manifestazione culturale ed artistica “Street Dreams Festival”, organizzata dall'Associazione Culturale “ManSourcing” e patrocinata dal Comune di Caltagirone .
“Street Dreams Festival” coniuga l'arte con importanti iniziative sociali, culturali ed ambientali.
Durante l'evento sarà possibile, infatti, assistere gratuitamente alle iniziative legate alla danza, al teatro, alla musica, al riciclo, alla pittura, alla poesia e degustare prodotti gastronomici locali.
Più di cento artisti partecipano al Festival, che diviene così occasione di incontro, di confronto sociale e culturale, di valorizzazione del quartiere di Sant'Agostino di Caltagirone, attraverso la sinergia tra arte, turismo e cultura.


1) I lavori sono liberamente prelevabili da chi lo desiderasse, è il privato, lo spettatore e il fruitore a determinare il valore simbolico e affettivo che determina una operazione artistica.
2) Lo spettatore che decide di ritirare l'elaborato, ha a disposizione un pennarello con il quale firmare il o i lavori che intende prelevare, altrimenti avrà un lavoro non firmato e non autenticato da lui stesso (sarà impossibile ricostruire le vicissitudini di una operazione artistica a così ampio raggio di interconnessione).
3) Una volta firmato il lavoro, lo spettatore che lo preleva, per la sua abusiva e privata collezione d'arte contemporanea, s'impegna a farsi fotografare con i lavori prelevati e a postare o fare postare dall'organizzazione dell'evento culturale il proprio lavoro tramite facebook con tanto di tag agli autori, allo scopo di documentare negli anni tutta l'operazione e anche l'itinerare dei lavori sulla piattaforma di movimento www.tavorartmobil.blogspot.it.