sabato 31 gennaio 2015

"Chi l'ha detto che con la cultura non si mangia?" di Delfo Cantoni.


"Chi l'ha detto che con la cultura non si mangia?" di Delfo Cantoni.

Da Roma solidarietà ai lavoratori del palazzo delle esposizioni.
In questi giorni, alcuni di loro dopo che gli sono stati decurtati gli stipendi, aspettano che venga loro rinnovato il contratto di lavoro.
Noi sottolineiamo la loro grande umiltà e professionalità, molti di loro sono storici dell’arte che senza apparire fanno un grande lavoro per tutti, permettendo che vengano realizzate mostre.

Nelle scuole di Roma intanto ci sono le blatte ed i topi, la ministra ha mandato i Nas.
Ieri è caduto un soffitto in una scuola materna.
Chi l’ha detto che con la cultura non si mangia?
Vogliamo che i bambini vadano nei musei arte e cioccolata invece che pane e cioccolata?

lunedì 26 gennaio 2015

T.A.M. Cagliari nr. 40 # Andrea Roccioletti "P-Ars 2014".

T.A.M. Cagliari nr. 40 # Andrea Roccioletti "P-Ars 2014".


"La Roma di sotto" di Delfo Cantoni.

"La Roma di sotto" di Delfo Cantoni.



La Roma di sotto, è stufa della Roma di mezzo dei Buzzi e Carminati, e anche della Roma di sopra dei politici.
Oggi in mattinata sono stati sgomberati i compagni che occupavano da quattordici giorni l’anagrafe capitolina.
Il diritto all’abitare per noi è sacro, per loro la proprietà privata è sacra, ditelo a chi non ha casa! 
E giusto che la famiglie sfrattate denuncino come lupo famelico il ministro Lupi, che grazie all’articolo 5 minaccia gli occupanti che in vigore di questo articolo di legge non possono iscrivere i figli a scuola ed altro.
Adesso un corteo di compagni si sta muovendo sotto la prefettura.
Il padrone di casa è il primo membro della borghesia, deve riprendere la lotta di classe in una città come Roma, che a Febbraio vedrà la discesa degli Unni leghisti con la solita merda nera di casa Pound, un alleanza di merda.
Compagni accorrete a Roma respingiamoli che sentano che quello che fanno a un compagno non può essere impunito mi riferisco a tante aggressioni non ultima quella di Cremona al centro sociale Bordoni.
Ora e sempre resistenza.


venerdì 23 gennaio 2015

UN PO’ DI PULIZIA di G Angelo Billia

UN PO’ DI PULIZIA di G Angelo Billia



Mio suocero, oltre trent’anni fa, nel tentativo di arginare la mia tendenza al disordine diceva: 

“ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa”.
Ogni volta che sentivo quest’affermazione, sapevo che avrei impiegato mesi per trovare le cose che, nel mio disordine trovavo in un attimo. 

Ho sempre pensato, forse sbagliando, che l’ordine esasperato corrisponda più ad esigenze estetiche che a ragioni funzionali.
Va beh, nulla di grave, una semplice contraddizione in famiglia, fra le più innocue.
Il problema, però, mi si ripropone in termini rovesciati, se appena guardo agli schieramenti politici. Trovo schizofrenico, mistificante, fino al punto del depistaggio attivo, l’uso di termini come centro, centro sinistra, centro destra, destra, sinistra.
Apparentemente è una concessione alla comodità d’espressione e in una certa misura lo è anche, ma ha il difetto di annacquare, fino a renderla spesso irriconoscibile nella sua essenza, la questione di fondo: la divisione in classi della società.
Se appena consideriamo questo fatto e poi cerchiamo di ricondurlo alla terminologia politica, la cosa che balza agli occhi è che quest’ultima non riflette affatto la realtà.
Può esistere una sinistra, cioè una formazione nata e cresciuta nell’ambito delle esigenze della classe operaia, che si trasforma in organizzazione funzionale al capitale e continuare ad essere identificata, magari in qualche sua parte, di sinistra?
Onestamente credo di no, anzi, affermo che anche chi affida a queste categorie le possibilità di riscatto sociale, agisce da mosca cocchiera del capitale.
Questa è una delle ragioni, forse la più importante, che si frappone alla realizzazione dell’unità dei comunisti, cioè la mancata capacità di discernimento fra ciò che è organicamente classe operaia e quello che, al contrario, è organico al capitale.
Non è una questione da poco, l’unità dei comunisti non può essere l’unità della sinistra, perché quest’ultima, così come si è configurata è obiettivamente interclassista.
La cosa non riguarda soltanto le organizzazioni, coinvolge prima di tutto gli stereotipi acquisiti singolarmente, in tanti anni di cultura mutuata in gran parte dalla borghesia.
In questi giorni è in auge il toto presidente e, com’è normale anche i “comunisti” dicono la loro. Sentendosi tutti perfettamente in sintonia con le esigenze del paese, cioè con l’entità territoriale che tiene in gabbia i lavoratori, a disposizione di coloro che hanno il diritto di considerarli una merce, fanno a gara ad alimentare l’idea che ci sia qualcuno meglio degli altri, omettendo che comunque non hanno mai messo in discussione l’elemento di fondo: il potere di una classe sull’altra.
Si hanno così proposte inverosimili, giustificate solo dal fatto che i candidati sono dei tecnici della Costituzione, della Giurisprudenza, della Magistratura, del giornalismo e quant’altro. 

Pochi si pongono il problema che sono vissuti (e hanno prosperato), all’ombra di un sistema intollerabile, perché profondamente iniquo e disonesto e che di questo sistema hanno discusso solo del rispetto delle regole che il sistema stesso si è dato.
E’ uno dei tanti esempi possibili per dimostrare che la cultura della borghesia la fa da padrona anche in molti che si definiscono ad ogni piè sospinto comunisti.
Sto facendo queste distinzioni non allo scopo di ignorare le contraddizioni in seno alla borghesia e al suo apparato, cosa che indubbiamente va sfruttata, quanto piuttosto sull’incapacità di molti di rapportarsi concretamente con queste, mantenendo la lucidità di capire che si tratta pur sempre di pezzi del sistema.
Ecco quindi che da questa forma di disordine mentale, scaturisce la sinistra che “cerca l’unità”, forse neanche rendendosi conto, per gli obiettivi che si pone, che sta togliendo le castagne dal fuoco della borghesia, svolgendo obiettivamente la funzione di indebolire sempre più le prospettive di lotta della classe operaia.
Nello specifico mi riferisco ai “syrizi”, professionisti del depistaggio, paghi di servire l’illuminato per un pugno di lenticchie.

 E’ tempo di capire che, se non mettono ordine nel loro marasma culturale, cioè nella miscela perversa di malafede e sogni senza costrutto, non c ‘è più nulla da fare ed è inutile, anzi, controproducente intestardirsi considerandoli interlocutori.
Bisogna prendere atto che la sinistra, così come l’abbiamo conosciuta in questi anni è obiettivamente una finzione, cioè è tutto meno che una forza rivoluzionaria. 

I comunisti hanno il compito di farlo subito, è una delle condizioni per rendere credibile qualsiasi tentativo politico organizzativo finalizzato alla liberazione dalla schiavitù della classe operaia.


giovedì 22 gennaio 2015

"Basta con il cretinismo parlamentare" di Delfo Cantoni.

"Basta con il cretinismo parlamentare" di Delfo Cantoni.



Il partito comunista è il partito della assidua lotta di classe e si costruisce nelle fila del proletariato rivoluzionario, che studia e verifica nella prassi la teoria dei nostri classici Marx, Engels, Lenin e se volete Gramsci etc…
Vi basti l’importanza del manifesto di Marx ed Engels del 1848.
Per evitare gli opportunismi e le alleanze sbagliate.
La composione del partito ed il che fare di Lenin, ci porta al problema della politicizzazione delle masse, alla funzione del partito stesso e dei suoi militanti.
La formazione dei militanti ed il ruolo nel partito degli intellettuali ed intellettuali specialisti anche.
Senza una teoria rivoluzionaria si va a sbattere, senza teoria rivoluzionaria non si da il partito rivoluzionario, e cioè per antonomasia il vero partito comunista.
Bisogna stare dove c’è il conflitto perciò bisogna stare nella società, non è nell’alveolo marciscente della politica nel palazzo che nascono i partiti.
Il cretinismo parlamentare ed i giochi borghesi di maggioranze trasversali inquinano.
L’Italia è retta da un patto segreto per distruggere la sinistra.
Il papabile futuro presidente (uno tra i tanti ceffi) Giuliano Amato lo previse prima di tutti, PD e PDL potrebbero governare insieme e tagliano le ali gli estremi i cosiddetti nanetti: PRC, SEl.
Ieri i voti di Berlusconi per l’Italicum sono serviti a Renzi per battere la minoranza (ben divisa) all’interno del PD.
Fedeltà alla ditta.
Non rompono.
Ma chi li vuole è cretinismo parlamentare.
Il problema del comunismo è la composizone tecnico politica, il problema di unire gli sfruttati.
Bisogna stare nelle fabbriche, nelle periferie nei luoghi del dissenso, fosse pure la rete.
Il Renzusconi va avanti con i dissapori di Brunetta e Fitto a destra, ed a casa di Renzi con un incombente riforma che con l’Italicum elimina i dissensi e premia la leadership.
Più autorevolmente qualcuno parla di disegno bonapartista di Renzi.
La mediocrità e supponenza del fiorentino, ci irride ogni giorno feroce all’interno del suo partito, ed inrispettoso nei confronti dei vari Bersani, D’Alema.
Per vincere e ricattare a casa sua si è messo nelle mani di Berlusconi, un pregiudicato con cui fa le peggiori riforme e che di fatto è rientrato dalla finestra quando speravamo tutti che fosse stato messo definitivamente alla porta.
Nelle fila dei lavoratori non c’è simpatia per chi gozzoviglia e campa sul racket dell sfruttamento del plusvalore di fatto furto di tempo di vita lavro non pagato; classi e ceti parassitari e sfruttatori alleati e pezze d’appoggio della borghesia.

Ma il working pour, la disoccupazione e sotto occupazione specialmente di donne e giovanile unisce la coscienza di classe, di lavoratori sfruttati e persone messe ai margini perché senza reddito, senza reddito minimo e di inserimento.
Lavorare meno ma lavorare tutti, cioè abbassare l’orario della giornata lavorativa. 
Redistribuire il lavoro a parità di salario ecco il programma comunista.
No al debito e nazionalizzazione delle banche accorpandole in un'unica banca centrale, i provvedimenti minimi per iniziare. 
Questi furono i provvedimenti di Lenin.
Una borghesia che toglie reddito ad un paese con la delocalizzazione e l’esportazione di capitali all’estero, di fatto conta ogni giorno da sola sulla scena politica massacrandoci, ecco la lotta di classe.
Un programma comunista deve procedere con un piano di nazionalizzazioni dell’industria togliendo di fatto a questa borghesia canaglia i mezzi di produzione e riproduzione materiale.
Bisogna tenere alti i cuori e costruire la coscienza di classe che sul terreno materialistico e di contraddizione trova opposti e mortali nemici: la borghesia ed il proletariato cioè coloro che per vivere sono costretti a vendere la loro mera persona come forza lavoro.
Il contenuto di questi liberali che vituperano cose sacre e fanno scintillio e mercato di ogni cosa, di fatto ha un disegno preciso ridurre il lavoro umano e la intelligenza umana sempre più a merce contrabbile al ribasso.
Abbassare i salari che sono fermi all’ottantasei in un quadro che vede drasticamente ridotti i consumi minimi vitali allo scemo di palazzo fa dire la bugia che ci stiamo arricchendo.
Come scriveva Galvano della Volpe, "anche un pagliaccio clown è un lavoratore produttivo da cui un impresario estrorce plusvalore dal lavoro materiale a quello immateriale".
Attuale il capitale di Carlo Marx poi redatto da Federico Engels suo pari e degno custode.
W il comunismo, w la lotta di classe mondiale.
Proletari di tutti i paesi unitevi non avere da perdere che le vostre catene.


martedì 20 gennaio 2015

SINISTRA RADICALE E FIBRILLAZIONE ELETTORALE di G Angelo Billia.

SINISTRA RADICALE E FIBRILLAZIONE ELETTORALE di G Angelo Billia.



Basta la vita per decrittare ciò che ci accade intorno? 

Non lo so, ma vedendo i rinnovati slanci (vitali?) di certa sinistra, temo che da qualche parte ci sia un blocco automatico all’alimentazione cerebrale, che quando scatta impedisce tutto fuorché le velleità elettorali, ovviamente per chi ce l’ha.
La storia è arcinota, Cofferati trombato, come san fare nel e intorno al PD, se ne va, ed ecco che si intravede nuovamente la luce! 

“Facciamo la Syriza italiana” è il commento speranzoso pressoché unanime degli orfanelli di Bertinotti.
Ne ricavo l’impressione d’essere di fronte ad una versione politica del materiale a memoria di forma, tiralo dove vuoi ma puoi star certo che poi torna alle origini.
Già, le origini, forse è proprio questo il problema. 

Uno s’aspetterebbe che, in tanto passato, avesse lasciato il segno anche la capacità di trarre i debiti insegnamenti dalla propria storia, ma su questo versante c’è un’agghiacciante tabula rasa. 
Non è successo nulla, noi non abbiamo mai sbagliato e ciò che è accaduto non ci compete.
Per usare una definizione non troppo pesante, potremmo compendiare la storia politica di Rifondazione e della maggior parte delle formazioni fuoruscite da essa, con il termine di opposizione e governo responsabili. 

La realtà purtroppo rimanda questa definizione ad un’integrazione, cioè “verso la borghesia”.
Alimentare la finzione che alleanze di governo che non si oppongano alla questione centrale, cioè al “diritto” della borghesia a imporre i suoi interessi e legarsi all’idea immaginifica che vi sia una borghesia illuminata con la quale remare contro i cattivi, non recedendo neppure di fronte alla prova dei fatti, i quali hanno dimostrato esattamente il contrario, colloca obiettivamente gli autori in una posizione ausiliare rispetto alla borghesia stessa. 

Questo avviene, al di là dei richiami formali all’ideologia comunista, i quali assumono la semplice funzione della foglia di fico con la quale coprire tutto il resto.
In questo quadro, anche la strombazzata volontà unitaria, esemplificata, ora con una tentata scimmiottatura di Syriza, ieri con Ingroia, passando a piè pari sopra gli argomenti appena accennati, si pone nel calderone dei diversivi, utili alla borghesia e ai suoi partiti e idonei per regalare l’immagine poco esaltante di qualche eletto che si barcamena per cercare di giustificare il suo operato e la sua permanenza al fianco del nemico di classe.
Del resto, i modelli ai quali queste formazioni si rifanno, pur comprendendo al loro interno anime diverse, rimangono pur sempre nell’alveo del semplice rifiuto di questo o quel provvedimento particolarmente odioso. 

L’Europa dei popoli contrapposta a quella della borghesia, per queste formazioni finisce con l’identificazione di qualche miglioria rispetto ai diktat della troica, lasciando concettualmente invariato il modello che a parole si denuncia.
E’ lo stesso meccanismo alla base dell’identificazione delle personalità di spicco a cui affidarsi in Italia. Sarebbe, così, lungimirante, oltre che rivoluzionario, affidarsi a pezzi del PD “dissenzienti”, come se questi non avessero la loro buona parte di responsabilità nella costruzione di questo mostruoso agglomerato chiamato partito Democratico e nell’adozione delle misure antipopolari in cui è specializzato.

 Né valgono gli argomenti, alla base della loro eventuale “scelta di campo”. Non importa a nessuno che questi fino al giorno prima brucassero tranquillamente nel pascolo PD, al figliol prodigo (papà, nel caso di Cofferati), si perdona tutto, anche l’aver aderito per “disciplina” all’adozione delle peggiori misure, anche l’aver fatto il sindaco con criteri propri della destra.
Probabilmente è per questo che, gli ingenui come me, in questo modo di procedere scorgono anche un tentativo d’autoassoluzione morale, per le molte porcherie coperte dagli amministratori pubblici di questa sinistra.
Comunque sia, al di là dei giudizi morali sempre opinabili, rimane il problema di fondo, la fibrillazione elettorale è una pessima consigliera, induce a credere che la salvezza sia lì, in qualche eletto purché sia e nel suo vagare nelle anticamere delle stanze dei bottoni, propedeutico ad apporre gli ultimi chiodi alla bara di quella che, molto impropriamente, qualcuno si ostina a definire sinistra radicale.



lunedì 19 gennaio 2015

AAA CERCASI di G Angelo Billia

AAA CERCASI di G Angelo Billia



Salvatori alla ricerca di salvataggio;
sinistri, alla rincorsa di un piatto di lenticchie;
orfani dello statista Bertinotti;
aspiranti sacrestani dell’ufficio lavori pubblici;
specialisti delle sterzate “dialettiche”;
teorici del “meglio alla sinistra della destra che niente”;
strateghi del “se non c’ero io chissà che facevano”;

ricercatori instancabili del sinistro migliore.


Requisiti richiesti:


temperatura corporea al di sopra della media, necessaria nelle fasi di stanca, quando in attesa di meglio, si può giustificare con i risparmi sul riscaldamento la copertura delle poltrone nei consessi elettivi;
faccia di tolla e pugno chiuso, perché non si sa mai;
memoria, perché un buon passato, anche se è di altri, può coprire un presente inqualificabile.


NB. sbrigarsi perché Cofferati non aspetta.





domenica 18 gennaio 2015

"La logica prima di tutto..." di Giovanna Cuturi


"La logica prima di tutto..." di Giovanna Cuturi


 Volontariato ( pagato)-sequestratori-riscatto. 
Tutti contenti per il ritorno, politici che accorreranno all'aeroporto di Ciampino ... 
Ma qualcuno vuole dire, bello bello, chiatto chiatto, che la loro scelta di volontariato (pagato tra l'altro quindi non definibile tale) è costato agli italiani!
 Tanto e tante persone in Italia avrebbero avuto bisogno di quei soldi .
Ragazzine radical chic, se veramente fosse volontariato iniziassero a farlo qui, o a fare assistenza sociale per 700/euro al mese... 
Qui le scuole sono decrepite, le strade senza asfalto, c'è gente in ospedali con topi e scarafaggi, in osservazione nei corridoi e famiglie indigenti. 
Perché non si dice pubblicamente quanto prendevano per la loro scelta, e sottolineo scelta, di volontariato? 
Perché non si dice, che con i soldi dati in riscatto per liberarle, ora i sequestratori o chi per loro compreranno altre armi? 
Ma perché non si fanno, per giornalisti e pseudovolontari, delle belle polizze che contemplino questo rischio? 
Basta con il buonismo, senza comprendere quanto le scelte abbiano sempre poi delle conseguenze non solo per se stessi, ma anche e soprattutto per gli altri

La logica prima di tutto, basta con i "poverini"e "dal punto di vista umano", perché se prima della partenza i Ros avevano intercettazioni tra le due " volontarie" e il gruppo jihadista al Nusra, in cui si evince che era militanza, questo vuol dire che l'Italia ha appoggiato o appoggia i terroristi anti Assad! 
E se Assad si incazza con l'Italia ? 
E' possibile che prima del pagamento del riscatto i vertici non lo sapessero ? 
Che ci stanno a fare altrimenti i Ros? 
Inoltre i vertici non dicessero, ora che sono rientrate, che non e è stato pagato alcun riscatto, anche lo Stato o meglio Governo si assuma le proprie responsabilità, affermando il vero anche se rischia di far incazzare l'America che rifiuta categoricamente e giustamente il pagamento dei riscatti a gruppi terroristici ...



sabato 17 gennaio 2015

PRIMARIE IN LIGURIA di G Angelo Billia

PRIMARIE IN LIGURIA di G Angelo Billia



I fatti sono più espliciti delle parole. 

Dunque, abbiamo un partito che si è fatto carico della responsabilità di far pagare alle masse popolari italiane la crisi prodotta dal capitale. 
Per farlo ricorre allo stravolgimento della stessa Costituzione e al varo di una serie di provvedimenti legislativi idonei a blindare questa scelta.
Cammin facendo scopre una vocazione autoritaria, mitigata dalla pochezza smisurata degli uomini che la incarnano e amplificata dall’interessata onnipresenza della vocazione servile degli organi d’informazione.
Sviluppa una politica d’alleanze che ha riscontro solo in una commedia delle parti, appartenenti tutte ad un unico effettivo contenitore. 

Tale realtà trova riscontri anche nella miscela mafioso politica, la cui estensione si intuisce, bene, dalla punta dell’iceberg costituita da alcune inchieste giudiziarie.
Le primarie che, nelle intenzioni iniziali avevano lo scopo principale di collocare, nell’immaginifico collettivo, il partito nel panteon della “democrazia” televisiva di tipo americano, hanno finito per produrre gli stessi effetti “benefici” d’oltre oceano: allontanare i pensanti, quindi i pericoli per il PD, dalla politica e mantenersi uno zoccolo duro di beoti, quando non semplicemente complici, che li legittimi in qualche modo e gli permetta di gridare che hanno la maggioranza democratica in occasione delle elezioni generali.
Si è già detto, ma conviene ripeterlo, la maggioranza agognata e strombazzata è tale solo per la quota, in progressiva riduzione, di elettori che riescono ancora a prendere parte alla farsa elettorale, non dell’intero corpo elettorale, nel confronto del quale, invece, risulta essere una minoranza marcata.
Questo meccanismo è rodato anche per le primarie, ricordiamo? 

Due milioni di voti per Renzi e il calo costante dei voti nelle primarie locali successive.
Non so se i pescecani quando si contendono il boccone si mordano a vicenda, ma certamente questo sistema esiste nel PD. 

Stando alla Liguria, ma non solo, dalle poche cose emerse sin’ora, si direbbe che davvero, vanno bene i voti di porci e cani per prevalere sull’avversario.
Ma la chicca assoluta, la si rileva quando, assodato che ci sono stati dei brogli, si squalifica sia chi ha morso, che chi il morso l’ha ricevuto. 

Facendo un esempio immediatamente comprensibile, è esattamente come arrestare il benzinaio assieme al rapinatore che l’ha rapinato.
Conviene tralasciare, per comodità, il fatto che nelle guerre fra bande, la banda perdente non è migliore di quella che vince, mentre conviene senz’altro soffermarsi sul modello di democrazia che emerge dall’operato di questo partito. 

Se questa è l’Italia del PD, e lo è, occorre essere consapevoli che alla fine l’oggetto del fiero pasto siamo pur sempre noi. 
Non è una questione interna del partito, bensì una realtà della gestione della cosa pubblica intesa come amministrazione di beni di proprietà privata.
Un pregio indubitabile c’è comunque in questa vicenda, ed è quello di far vedere anche ai meno abituati all’uso del cervello la natura profonda dell’onorata società chiamata PD. 

Chissà mai che qualche fedelissimo per principio ricominci a pensare.



mercoledì 14 gennaio 2015

"GIORGIO NAPOLITANO" di G Angelo Billia


"GIORGIO NAPOLITANO" di G Angelo Billia



Finalmente te ne vai, primo fra i peggiori, il tuo nome risuonerà a lungo.
Nelle stanze del potere sarai l’esempio da seguire, fascista, con la consunta stola repubblicana a nascondere il tuo operato, cinico fra i cinici, disponibile a patrocinare le peggiori bassezze per garantire gli interessi dei vampiri d’Europa, instancabile picconatore della Repubblica democratica, assiduo servitore della macchina bellica americana, arrogante fra gli arroganti, fino al punto di scegliere i presidenti del Consiglio a tua immagine e somiglianza.
Durante la tua presidenza hai prima sporcato e poi ridotto a simulacro le istituzioni della Repubblica, hai permesso che il Parlamento divenisse un mercato di compravendita delle vacche, senza nessuna delle attribuzioni assegnatele dalla Costituzione.
Burocrate della morte, al pari dei tuoi rappresentati europei hai sulla coscienza la vita di migliaia di italiani, rovinati perché obbligati a pagare una crisi prodotta dalla vostra ingordigia.
Nelle migliori tradizioni della tua giovanile vocazione, hai sostenuto il coinvolgimento del paese nelle avventure militari decise oltre oceano.
Sotto la tua presidenza le armi italiane hanno portato morte, da te definita vergognosamente democrazia, al di fuori del territorio nazionale.

Hai trasformato l’istituzione della presidenza in una caricatura senza nessun rapporto con l’intento costituzionale.
Te ne vai e lasci il paese ai tuoi eredi politici, una democrazia annientata, istituzioni nelle quali è impossibile riconoscersi democraticamente.
A te l’augurio di vivere a lungo e a noi, alle tue vittime, l’augurio di ritrovarti quando porremo mano alla ricostruzione.


"Mario Capanna presidente della Repubblica" di Delfo Cantoni.

"Mario Capanna presidente della Repubblica" di Delfo Cantoni.


Mario Capanna presidente della Repubblica.


Per ricordarci che dobbiamo stare nel mediterraneo e non solo attaccati alle alpi.
Alpi dietro cui si costruisce la potenza imperialistica e Europea che allarga la sua provocazione con la Nato, appoggiando il fascismo in Ukraina.
Abbiamo la guerra in casa.
Abbiamo la colpa di non aver dialogato con quella trasformazione che veniva in Egitto, e le primavere arabe sono state tradite nel loro messaggio di libertà e contaminazione.
Li abbiamo lasciati soli.
Oggi il mediterraneo culla di civiltà è solo una tomba ce lo dicono le carrette del mare ed il loro carico umano fatto di disperazione e speranza.
Gheddafi rovesciato dai francesi la guerra tra IP e Total ora c’è il califfato, meglio la speranza rousseuaiana del libretto verde, a suo tempo una rivoluzione.
Le colpe dell’occidente che ha bombardato Afghanistan ed Iraq ha prodotto odio per ogni morto. i suoi familiari ci odiano.
Laura Boldrini potrebbe essere un altro ottimo presidente della Repubblica per il suo impegno solenne per profughi e rifugiati.
Perché cari signori noi non vogliamo essere la portaerei della Nato pronta a colpire Hamas, siamo penisola bagnata da quattro lati ordine clero ordine claro, basta presidenti cattolici.
Chi eviterei come una iattura?
Francesco Rutelli e tutti coloro che appoggiano Israele uno stato terrorista che decima il popolo palestinese.
Rutelli ancora non ha dimostrato di essere più che un amministratore, ed alla fine nemmeno capace di leggere un bilancio di casa, vedete l’affare Lusi, metto la mano sul fuoco sull’onestà di Rutelli ma non posso dire altrettanto per la sua competenza.
Così certe zarine della cultura degli anni novanta, non vanno al Quirinale con la perenne vocazione di eminenze grigie a scrivere i discorsi di Rutelli.
La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Stamattina al caffè trasmissione di rai uno, Rutelli si autocandidava presidente con una propostina di tagli e nuova destinazione del palazzo del Quirinale.
Cosa degna di quegli scribacchini del corrierone che sono gli scrittori del libro la Casta.
Casta no? 
Allora fate presidente il nobel Dario Fo, un modo per scherzare, per scrivere queste cose ci vuole un tavor ?
Ripeto il migliore resta Mario Capanna uomo veramente nobile che sta salvando l’agricoltura italiana dagli ogm.


martedì 13 gennaio 2015

Ufficiale: Gli Italiani si stanno arricchendo! di G Angelo Billia.

Ufficiale: Gli Italiani si stanno arricchendo! di G Angelo Billia.




2014: più 264.000 disoccupati.
Parlar male di Renzi? 

Dell’Europa in mano agli agenti dei pescecani? 
A che pro, i nemici sono nemici e si sa già (forse).
Per una volta voglio parlar male di noi stessi, in particolare della quota ancora occupata, o abbarbicata a pensioni frutto del sadismo di generazioni di politici “riformatori”. 
Se provassimo per una volta a sostituire la paura con un altro sentimento?


 Che so, per esempio con la vergogna?
Chissà che non c’induca a mettere in campo il nostro indiscutibile peso per fermare le belve che dispongono di noi.
Va beh, intanto vergogniamoci.





lunedì 12 gennaio 2015

FANTASMI DI PARIGI di Giulietto Chiesa.


FANTASMI DI PARIGI di Giulietto Chiesa.

Valanghe di retorica dolciastra e fuorviante, attorno alla gigantesca manifestazione di Parigi, mentre l’Europa dei potenti (ma ricattati e ricattabili leader del vecchio continente) si appresta a varare a Bruxelles, domani, misure di emergenza anti-terroristica che ricopieranno fedelmente il Patriot Act di George Bush nei giorni che seguirono l’11 settembre 2001.
Il caravanserraglio mediatico dei servitori del potere sta già archiviando la prima pagina di questa tragedia: 
la versione (anzi le versioni) ufficiali dell’attentato sanguinoso contro Charlie Ebdo sono date per acquisite.
Come se sapessimo ciò che è accaduto.
Invece non sappiamo niente di niente. 
A meno di non pensare che tutto questo immenso Circo Barnum di emozioni, lacrime false, e vere, paure, bugie, chiacchiere più o meno insulse, che ha fatto muovere tutti i governi d’Europa, più Netanyhau e Abu Mazen, sia stato provocato dalla follia di due giovanotti (che, per altro) erano sotto controllo da molti anni da parte dei servizi segreti francesi.
La minaccia c’è, e quelle facce, molto simili al bronzo, che aprivano il corteo di Parigi, lo sanno.
E’ lo Stato islamico”? 
Certo: “anche” lo Stato islamico, ma bisogna chiedersi cos’ è lo Stato Islamico, da dove viene, chi lo ha creato, pagato, organizzato. 
 Chi lo guida? Sfruttando l’enorme forza motrice di immense masse diseredate del pianeta.
A Parigi è stato compiuto un “atto di guerra” contro i popoli europei. 
Il secondo dopo la vera e propria aggressione che gli Stati Uniti e i dirigenti europei hanno scatenato contro la Russia, in Ucraina, all’inizio del 2014.
Lo scopo? 
Gli scopi? 
Colpire i diritti e le libertà del vecchio continente, legare a doppio filo i destini dell’Europa e quelli degli Stati Uniti, avviare un’offensiva strategica contro Russia, Cina, Iran, i paesi del BRICS.
L’Occidente, guidato dagli Stati Uniti, cerca di riportarsi al centro del mondo. 
A tutti i costi. 
La crociata cristiana contro l’Islam è lo strumento contundente e sanguinoso con cui si cerca di invertire il corso inesorabile della fine dell’Impero.


giovedì 8 gennaio 2015

Cordoglio per i morti di Parigi di G Angelo Billia


Cordoglio per i morti di Parigi di G Angelo Billia



Per la conferma dell’avvenuto decesso della libertà d’informazione.
E’ terribile commentare la morte violenta di esseri umani, gente che, come tutti noi, lavora, fa progetti, si batte per ciò in cui crede. 


E non ha senso farlo ascrivendo le vittime a categorie buone o meno buone a seconda di come la pensavano.
Credo che l’unico approccio possibile sia quello dettato dal rigore e dall’onestà intellettuale, cioè tutto l’opposto della pesante coltre mistificante stesa da commentatori vari abilmente orchestrati dall’industria della manipolazione dell’informazione.
Attacco terroristico alla libertà di stampa, poche frasi, precise, che hanno il compito di rendere credibile l’assunto che la libertà ci sia e preparare il terreno alle ulteriori perdite di libertà giustificandole con un obiettivo nobile.
Possibile che a nessuno venga in mente che il terrorismo arabo è il risultato di un asservimento ormai secolare dell’area mediorientale all’imperialismo statunitense ed europeo? 


E poi, sono i terroristi arabi ad aver coniato l’espressione “danni collaterali” per giustificare le migliaia di morti innocenti causati dalle bombe “democratiche” delle potenze neocoloniali, tra le quali l’Italia?
Dicendo “matrice terroristica islamica” si rincara la dose mettendo in risalto l’uso della religione a scopi militari. Cosa abominevole, ma non è forse ciò che fan tutti in guerra?


 Israele che fa, mentre porta avanti il suo genocidio del popolo palestinese? 


Senza ricordare le benedizioni alle armi del Duce o le stragi dirette dal papato in epoche passate e, nel contemporaneo, la messa al campo del cappellano, soprattutto se eseguita con truppe coinvolte in operazioni neocoloniali, come in Afganistan o in Iraq, non è forse questo l’uso della religione a sostegno della barbarie?
Questa nota non ha in alcun modo lo scopo di giustificare la strage di Parigi, al contrario, ha lo scopo di collocarla nel contesto reale, utile a colpire la gente comune sottraendole le residue quote di libertà.
L’operazione, bestiale per le modalità con le quali è avvenuta, non si sottrae per nulla all’interrogativo “a chi serve?”. 


Spiace, ma la risposta è che serve più ad imbavagliare le vittime europee del comitato d’affari di Bruxelles, piuttosto che al cosiddetto califfato. 


Serve a stornare l’attenzione dai crimini europei contro l’umanità e a far quadrato con i loro autori.
Al contrario della valenza data dagli organi di disinformazione, il valore simbolico delle penne alzate rappresenta il primo risultato, dell’attecchimento a livello popolare, della campagna che ha lo scopo di nascondere il pensiero unico europeo dietro un concetto di libertà di stampa inesistente.
Osservo i politici europei parlare di valori, di cordoglio, di giri di vite sull’immigrazione, e non posso fare a meno di pensare che da oggi, grazie proprio all’inesistente libertà d’informazione, saranno più liberi di opprimere, di portare avanti le loro avventure militari, di seminare cadaveri innocenti ovunque sia necessario per garantire potere e ricchezze ad un pugno di parassiti.
Cordoglio per i caduti di Parigi, sapendo però che sono solo gli ultimi di una strage internazionale la cui responsabilità è ascrivibile tutt’intera all’imperialismo.