domenica 21 febbraio 2016

“Su la donna” Collettiva d’arte contemporanea, ResPublica Piazza Pino Piras/via Simon Alghero

Su la donna
Collettiva d’arte contemporanea
Marzo 2016
  ResPublica Piazza Pino Piras/via Simon Alghero



“Corpi indecorosi e spazi liberati.
All’immagine di povere vittime indifese che la cultura mediatica sta cercando di costruirci addosso , noi rispondiamo con… una celebrazione della nostra forza.
Non vogliamo metterci il lutto al braccio, o rinchiuderci in casa perchè abbiamo paura del lupo cattivo: noi corriamo con i lupi, viviamo la città e andiamo dove ci pare!
E in questo viaggio lungo un marzo portiamo con noi, orgogliosamente, il nostro diritto ad essere come più ci piace: l’immagine di corpi normati, tutti uguali, imposti e impossibili non ci interessa; crediamo fortemente nella bellezza della nostra unicità, base di partenza per conoscere ciò che è “altro da me”.
E i nostri corpi indecorosi si incontrano contaminandosi nello spazio liberato della ResPublica, pronti a sperimentare insieme nuove forme di lotta attraverso l’arte.” (FEMINArtS, marzo 2015 ResPublica)




“Su La Donna” Collettiva d’ arte contemporanea dal 4 al 15 marzo 2016
Presso ResPublica ingresso Piazza Pino Piras Alghero (SS)

Artisti:

Aaron Gonzalez, Alessia Angelucci, Anna Maria Demartis, Antonella Spanu, Candida Nuvoli, Cristina Papanikas, Domenico Canu, EFFE (Emanuele Fenu), Eleonora Petrelli, Eli Milikina, Emanuela Zedda, Ermelinda Manfredi, Alba Fernandez Troiteiro, Gabriele Udanch, Gatto (Carlo Pietro Solinas), Gavino Ganau, Gerolamo Mannoni, Gianni Nieddu, Kofa, Ljuba Spreafico, Max Mazzoli, Michele Gerra, Mimmo Di Caterino e Barbara Ardau, Nicola Tsatsaris, Nina Trudu, Paola Loi, Patrizia Raspa, Pupa Niolu, Roberta Filippelli, Romina Tanka, Ronnie Orroz, Ruben Mureddu, Sabrina Oppo, Sara Pilloni, Stefania Lai, Theo Canu, Uccia Spanò, Valentina De Giorgi, Veronica Lepidi e Simone Bassoli, Vincenzo Pattusi, Vincenzo Sartorio, Zuzana Zbihlejová.

“Su La Donna” collettiva d’arte contemporanea
4-15 marzo 2016
Inaugurazione con cena sociale di autofinanziamento venerdì 4 marzo ore 19:00

Orari mostra: 16:00 21:00

martedì 16 febbraio 2016

Focolai Sensoriali

Focolai Sensoriali
Mostra d’arte contemporanea

Organizzazione:
ArteNova associazione culturale
Direzione artistica: Vittorio Varavallo

Sede espositiva: Casale di Teverolaccio, Succivo (CE)

Vernissage: sabato 12 Marzo 2016 h 20.00
Finissage: sabato 26 Marzo 2016 h 20.00

Informazioni
artenovacultura@gmail.com

Art Partner:
ManSourcing
TavorArt Mobil

Ingresso gratuito


——–
Era il 23 marzo del 1902 quando Paul Klee, a soli 22 anni, arrivò per la prima volta a Napoli.
Nei suoi diari descrive Napoli come “un quadro movimentato di chiarezze”; dalla sua camera scrive: ” di fronte ad un tale spettacolo si pensa alla tentazione di Cristo.
Ci si esalta dalla gioia, si è librati da sfere splendenti, divenute il centro del mondo.”
Scende in strada e arrivando nei pressi del porto quelle chiarezze penetrano “attraverso un mondo pauroso”.
“Sono uomini questi quaggiù” si chiede; “abbruttiti, malati, straccioni… Voluttà di artista lasciarsi infettare così… so che la mia arte esige tutto ciò come stimolo… Possa venire presto quel giorno.
Poter conciliare gli opposti. Esprimere la molteplicità con una parola”.
Klee ambiva a poter esprimere la molteplicità di emozioni di un uomo che guardava ad un cosmo nuovo che si svelava sotto i suoi occhi come per la prima volta nel suo linguaggio.
Pochi, riconoscibili tratti primari.
Ogni artista sa che viaggiare, scoprire posti di interesse, belli o brutti che siano, riesce a dare forma al proprio potenziale creativo in modo da rispondere a quei bisogni intellettuali di libertà di espressione e di rappresentazione.
Per il pittore svizzero l’arte mantiene una connessione con le forme sensibili, segno di un legame imprescindibile con la realtà.
Non c’è cosa più vera.
L’arte contemporanea deve continuare a porre interrogativi e indurre a riflettere su argomentazioni vive e reali, dev’essere lo strumento con il quale relazionarsi con ogni singolo utente, in una modalità riflessiva che attraversa e ridiscute il quotidiano.
Chi vive o ha vissuto fino a pochi anni fa nelle province di Napoli e Caserta, in quel triangolo che abbiamo imparato a chiamare Terra dei Fuochi, conosce bene il fumo nero generato da scarti di pellame e copertoni che bruciano, ha assaporato per molte notti trascorse insonni il gusto amaro che lascia in bocca l’odore di quei fuochi che hanno bruciato.
Anche e soprattutto in estate.
Chi vive o ha vissuto in questa terra, conosce altrettanto bene le sfere splendenti che la compongono (vado a memoria): Positano, Sorrento e la Costiera Amalfitana e Sorrentina, il Maschio Angioino, il Belvedere di San Leucio, la Reggia di Caserta e Caserta Vecchia, la Reggia di Carditello, le Maschere Atellane, gli odori e i sapori della Napoli interna, Via Caracciolo, Pompei ed Ercolano. La pizza a portafoglio. (alla faccia delle due collinette d’oro).
Quale dei due volti dev’essere argomento di discussione?
Non nascondo niente di quello che mi appartiene.
È nostro dovere ricordare e preservare, ed è nostro compito migliorare. 
Voglio una terra nella quale regni la condivisione (argomento tanto usato ed abusato nei tempi del web 2.0), voglio una Campania Félix che possa essere come la Napoli descritta da Goethe nel suo Viaggio in Italia, nel quale ci restituisce non solo l’immagine vivida di luoghi di impareggiabile bellezza ma, soprattutto il carattere di un popolo: la capacità dei napoletani di usare la ricchezza dell’ambiente naturale a proprio vantaggio, senza approfittare, senza distruggere, trovando il proprio posto in un’economia fatta di scambi fittissimi, nient’affatto povera perché capace di creare un ciclo produttivo virtuoso, in cui ognuno svolge una funzione utile alla collettività e, nonostante tutto, compie bene e fino in fondo il proprio lavoro.
Poul Klee scopre la Napoli di sempre in un solo giorno.
Quella dal doppio volto, la stessa Napoli di Pino Daniele, quella dai mille colori e dalle mille paure.
Ad ogni colore una paura.
O meglio, ad ogni sfumatura di colore un diverso sentire. Perché i colori, come i sentimenti, sono fuggevoli alla definizione più stretta.
Sfuggire a quella tendenza razionale e tutta umana di definire le emozioni, come a quella di decidere che esistano una serie limitata di colori. Impossibile.
Conserviamo la ricchezza di poter usare un nostro linguaggio personale, una nostra interpretazione personale non assimilabile a… ma quanto più vicina al nostro sentire. Infinito.
In un tempo finito.
Voglio che la nostra terra ridiventi quel centro del mondo che Klee percepisce nel 1902, voglio essere avvolto dal fuoco sensoriale che ognuno di noi produce attraverso un modus operandi che ridiscute la percezione del tempo.









mercoledì 3 febbraio 2016

"Le famiglie normali..." di G Angelo Billia


"Le famiglie normali..." di G Angelo Billia



La psicologia dei bambini abbandonati da parte da chi?
Necessiterebbero di una famiglia normale?
Ma i figli abbandonati dalle famiglie "normali"? 
O quelli che saltellano fra un padre e o una madre naturale e quello putativo? 
E i danni psicologici creati dalla povertà? 
Quelli causati dalla miseria culturale che spesso s'accompagna a quella economica? 
Lo sanno o no che il primo attentato alla famiglia viene proprio da una società che dice di difenderla e invece pone le basi per la sua disgregazione?
E' il tentativo di porre su un piano immaginifico quello che al contrario è una tragica realtà: 
Nella maggior parte dei casi la famiglia che immaginano non esiste più, anzi, non è mai esistita. A meno che s'intenda per famiglia quella basata sull'infernale condizione femminile del passato, condizione superata solo in parte, che relegava la donna in una situazione simile alla schiavitù, coperta molto cristianamente con la leggenda dell' "angelo del focolare"
Se pensate ai danni psicologici dei bambini, cari "esperti", sarebbe meglio che aveste il coraggio di parlarne davvero senza appallottorale fuffa ad uso dei gonzi.


"CETO MEDIO E…" di G Angelo Billia

CETO MEDIO E…



Al 99,99% sul pianeta non c’è ricchezza vera che non sia frutto di maltolto. 
Persino le ricchezze ecclesiastiche lo sono, se non altro sono dovute a circonvenzione d’incapace.
Ho la mia età e, nonostante abbia espresso questa convinzione ad un mare di persone, nessuno è mai stato capace di dimostrarmi il contrario.
Ritengo anche che questa considerazione sia fra le più banali che un essere pensante possa fare, eppure non è così. 
Milioni di persone, in tutto il mondo, spesso senza avere nessuna stoffa per il malaffare, s’imbarcano in avventure finalizzate, nelle intenzioni, ad arricchirle. 
Negli Stati Uniti sono state classificate genericamente come “classe media”, in Italia invece sono definite “ceto medio”. 
A volte, uno su qualche milione ce la fa, ha acquisito la noncuranza per i diritti degli altri, verso i quali si pone a chilometri di altitudine, e mantiene viva l’illusione che anch’essi possano raggiungerlo nel paradiso dei parassiti.
Non sto parlando della marea di artigiani, commercianti, professionisti che sono perfettamente consapevoli di lavorare per vivere, no, parlo di quelli che non demordono dall’illusione di potersi ricavare uno spazio al di sopra degli altri.
 Sono proprio costoro i più esposti alla disillusione quando la bramosia dei ricchi, quelli veri, diviene tale da mettere in discussione il loro angolo di mondo artificiale.
Quanti appartenenti al “ceto medio” ho sentito brontolare verso il “posto fisso” degli operai! 
“Fanno le loro otto ore e poi non hanno un pensiero al mondo!” 
Questo, con qualche variante sul tema, è ciò che dicevano. 
Oggi molti di loro sono preda della disperazione, alcuni razionalizzando, sempre confusamente, che le loro sorti sono indissolubilmente legate a quelle della classe operaia. 
Del resto ci pensa la borghesia a far svanire inconsistenti sogni di gloria, a volte con una banale cartella esattoriale, oppure semplicemente creando le condizioni per immiserire i lavoratori, cioè la maggioranza della popolazione, togliendo di mezzo l’intermediazione fra prodotto, inteso in senso generale e consumatore, in sostanza gran parte della base economica stessa dalla quale il ceto medio attinge.
Purtroppo, se le condizioni oggettive sono favorevoli ad un’alleanza della classe operaia col ceto medio, non lo sono per nulla sul piano soggettivo.
Gran parte della classe operaia langue, stretta fra una forma di neo schiavismo incombente e l’illusione coltivata dai collaborazionisti della borghesia definiti sindacati, di poter ancora patteggiare qualcosina con la classe dominante. 
I tentativi in alcuni settori, di sfuggire a questa regola rifiutando il sindacalismo concertativo, pur essendo in sé un fatto che non esito a definire eroico, risente pesantemente della profonda divisione presente fra le cosiddette avanguardie.
Ognuno coltiva il proprio orticello convinto che diverrà una piantagione: alcuni proponendo ricette socialdemocratiche già dimostrate fallimentari dalla storia, sempre a caccia di “personalità” più o meno autorevoli, disposte a dare visibilità elettorale al nulla collettivo; altri contrapponendo la loro idea dell’essere comunista perché infallibilmente “giusta”, a quella di altri che si affrettano a dichiarare “giusta” la loro; altri ancora che si barcamenano convinti d’avere la “chiave”, consistente soprattutto in una supposta azione collante, che li porterebbe a svolgere un ruolo unitario, magari semplicemente cavalcando qualche parola d’ordine messa a punto al loro interno, senza nulla cercare sul piano della chiarezza politico ideologica necessaria.
Il risultato del lavorio sopra schematizzato è l’incontro, (già deficitario con la classe operaia stessa), meramente protestatario fra “avanguardie” e ceto medio. 
Infatti non sfugge a nessuno la contiguità oggettiva venutasi a creare obiettivamente tra molte parole d’ordine di “sinistra” e quelle della destra xenofoba e fascista, compreso ovviamente la Lega, e gli altri arnesi parlamentari fra i quali appaiono anche figure di spicco del partito di regime. 
La lotta contro l’Euro e l’UE, ad esempio, pur presentando in profondità grandi differenze a seconda di chi la porta avanti, ha l’indubbio difetto, nel sentire collettivo, di apparire sostanzialmente uguale. 
La cosa avrebbe un’importanza relativa se tutto avvenisse nell’ambito di un’azione in cui l’ideologia della classe operaia avesse un respiro tendente all’egemonia.
Purtroppo è proprio questo il problema, la mancanza di un progetto politico unitario col compito di prefigurare un modello di società radicalmente alternativo e l’assenza dell’organizzazione politica che lo spinge avanti, crea le condizioni per le quali, nel sentire comune, il tutto si risolva nelle distinzioni fra regolamentazione delle coppie di fatto e no, fra chi vuole i migranti per bontà e chi pensa prima ai “suoi”, ecc.
Serve a poco strepitare contro i populismi quando fra le ragioni che li favoriscono c’è anche una precisa responsabilità politica di quelli che si sentono comunisti. 
Di questo passo, bisogna dirlo, le fortune del cerebroleso Salvini, ma anche quelle del comico genovese, dipendono in buona parte dall’operato di quelli che nelle intenzioni si sentono comunisti. 
Ciò vale, ovviamente, anche per i successi del partito di regime.



martedì 2 febbraio 2016

"SOLO AL COMANDO" di G Angelo Billia

"SOLO AL COMANDO" di G Angelo Billia



Eroe! 
Così viene dipinto, ovviamente con giri di parole, il capo del Governo. 
Qualcuno la mette sul sentimentale: “è solo, senza alleati, nella sua battaglia “contro” l’UE". Sembra di sentire il lettore boccalone: “poverino!”
Forse, per capire la natura del raggiro conviene fare un passo indietro.
L’UE tedesca ha imposto ciò che ha voluto al resto d’Europa. 
L‘Italia di Napolitano, cioè l’attuale, con Monti sculettava compiaciuta mentre metteva in ginocchio la maggioranza del paese. 
Ma c’era un problema, la Germania nei rapporti internazionali faceva una certa politica di equidistanza fra USA e Russia. 
L’imperialismo tedesco, forte della sua vocazione primigenia, pensava bellamente agli affari suoi sul piano europeo ed internazionale.
Altri in Europa erano tentati di imitarlo. 
La trappola ucraina orchestrata dagli americani scattò proprio per arrestare questa tendenza. 
Ci furono le sanzioni, non corpose come gli USA volevano proprio a causa dei freni europei.
Non è un caso che poco dopo gli USA “scoprirono” l’imbroglio Mercedes. 
Era un avviso e nel contempo una piccola punizione per far capire chi comandava. 
Intanto oltreoceano continuavano le grandi manovre. 
Mentre da un lato, puntando sui legami (servili) tradizionali con l’Italia, Obama non perdeva occasione per gridare ai quattro venti l’affidabilità indistruttibile del bel paese, la quinta colonna USA in Europa, l’Inghilterra, rivendicava uno status sempre più favorevole per sé. 
La chiave di lettura del referendum inglese è proprio da ricercare nell’azione frenante rispetto all’UE a guida tedesca.
Nel frattempo Parigi, fresca della sua recente avventura neocoloniale in Africa, rialza la testa del nazionalismo guerriero che aveva perso lo smalto a causa dell’asse Parigi Berlino all’interno dell’UE. Grazie agli ultimi attentati di Parigi parte lancia in resta per bombardare in Siria, con un’iniziativa unilaterale mal digerita dagli alleati. 
Non a caso gli attentati di Parigi sono “sfuggiti” alla sorveglianza dei servizi segreti francesi.
L’avventura siriana di Holland porta con sé un effetto collaterale sgradito per le cancellerie europee agli ordini degli USA: lo sdoganamento della Russia grazie agli accordi militari sul campo, con un paese europeo di peso, come la Francia.
L’”incidente” aereo Turchia Russia, in questo quadro assume un valore rassicurante per gli USA, ma non manca di creare a sua volta una serie di problemi collaterali, non ultimo l’interdizione al sorvolo di parte della Siria da parte della turchia stessa, privando la NATO dell’apporto, che sarebbe stato considerato naturale, della flotta aerea militare turca. 
Questa è una delle ragioni per le quali Cameron sta scaldando i motori.
L’apertura della rotta balcanica per gli emigranti siriani, ha creato un ulteriore fattore di squilibrio in Europa, andando ad indebolire la già fragile coesistenza di vari nazionalismi, coinvolgendo in prima persona proprio la Germania.
Questo quadro, anche se schematico, ha il pregio di mettere in evidenza la reale natura della presa di distanze di Renzi. 
Egli non è affatto solo e tutte le sue mosse sono pianificate a tavolino dai suoi strateghi elettorali e dagli strateghi militari statunitensi.
La Libia è lì che aspetta, per molte ragioni, ma fondamentalmente per ovviare al problema della fornitura strategica di metano da parte della Russia. 
La costruenda pipe line del gas russo, con terminale la Germania, non è affatto gradita agli strateghi americani.
Sul piano interno poi, lo scollamento di Renzi con la Merchel è dovuto, oltre ai motivi esposti, alla testardaggine tedesca a fargli aprire i cordoni della borsa. 
A ciò si deve il no ai tre miliardi alla Turchia, non ad altro.

Per non smentirsi mai, l’Italia col suo “democratico” dittatore è a pieno servizio agli ordini di una grande potenza. 
Non c’è bassezza, non c’è scannatoio in grado di far recedere Renzi dalla sua missione: il suo potere personale e la conquista della gratitudine imperitura dei nostri padroni di sempre.



G Angelo Billia